CAMPIONATO EUROPEO DI CALCIO 1976: LE SEMIFINALI E LE FINALI

Mentre in Italia si conclude la fase di semifinale della Coppa nazionale, la vicina Jugoslavia è pronta a designare il movimento Re d’Europa, in una competizione, che non vede gli azzurri protagonisti. La manifestazione si disputa negli stadi di Zagabria e Belgrado nei giorni che vanno dal 16 al 20 giugno. Per la nazione jugoslava è un’ottima occasione per mettersi in mostra agli occhi del mondo. Capo-fila dei Paesi non allineati, cioè di quelle nazioni che, ufficialmente, non fanno parte nè dell’Alleanza Atlantica e nemmeno del Patto di Varsavia, la lunga presidenza Tito ha cercato di trovare una terza via di governo. Il tentativo dell’ex capo della resistenza anti-nazista della II Guerra Mondiale è stato quello di trovare una sintesi tra il capitalismo e il socialismo. In questi anni la popolazione gode di un certo benessere con una moneta stabile. Col suo carisma, Tito è riuscito anche nell’impresa di dare un’identità nazionale ad una popolazione eterogenea, creando un fragile equilibrio all’interno delle sei etnie che costituiscono la Jugoslavia. Questo, in sintesi è il quadro sociale nel quale si disputa la fase finale della V Coppa Europa per Nazioni di calcio.

L’importante rassegna continentale, ormai adulta e nobilitata dalla presenza di tutto il grande calcio
d’Europa, ha una favorita designata: la Germania Ovest, nel cui curriculum recente ha potuto inserire una sequenza ininterrotta di trionfi. Campione uscente grazie al successo nell’edizione belga del ’72, ha messo sotto il mondo intero ai mondiali casalinghi del 1974. Tuttavia Beckembauer e compagni dimostrano di non essere sazi di successi internazionali: i club teutonici dominano le coppe continentali e la nazionale, praticamente la stessa che ha vinto il mondiale, continua a mantenere standard altissimi di rendimento.

Alla fase finale si presentano le quattro squadre che, pur con le loro peculiarità, rispecchiano al meglio le nuove tendenze del calcio continentale. Le previsioni mettono ancora in prima fila Germania Ovest e Olanda. Dopo la sconfitta patita a Monaco nel luglio del 1974, Cruijff e compagni hanno avuto il merito di non lasciarsi andare ad inutili depressioni post beffa, ed in modo autoritario si sono sbarazzati di Italia e Polonia nel girone di qualificazione, eliminando pesantemente il Belgio. Anche l’Olanda punta sul blocco che ha incantato il mondo all’inizio degli anni ’70 nel quale ha inserito altri giovani talenti come i fratelli Van de’ Kerkof. Tuttavia la Jugoslavia, ricca di giovani talenti reduci da un buon mondiale due anni prima, conta legittimamente sul fattore campo, mentre si comincia a fare un paio
di conti sul cammino della Cecoslovacchia, che dopo la sconfitta inaugurale per 3 a 0 subita in casa dell’Inghilterra, ha ottenuto solamente risultati positivi.

Comunque l’intera opinione pubblica,addetti ai lavori compresi, è concorde nel pronosticare la riedizione della finale mondiale di due anni addietro relegando Cecoslovacchia
e Jugoslavia al ruolo di semplici comparse.

Ancora una volta, però, il “Dio Pallone” decide di divertirsi alla sua maniera: troppo scontata una fase finale giocata a giugno sul far dell’estate in un clima mite con le stelle a guardare il compiersi del destino voluto dagli umani, per un amante delle sorprese come lui! Ordinato a Giove Pluvio di far sentire tutta la sua presenza in Jugoslavia, crea i presupposti per autentiche battaglie giocate nel fango, nelle quali esca qualcosa d’altro oltre alle capacità tecniche.

Aprono la competizione Olanda e Cecoslovacchia in campo a Zagabria sotto un autentico diluvio. Naturalmente è una battaglia che ha nel libero ceco Anton Hondrus il suo protagonista principe avendo realizzato il gol e la successiva autorete che manda le due compagini ai tempi supplementari. Dopo una prima frazione equilibrata accade l’incredibile: Nehoda e Veseli infilano per due volte la porta dei Vice Campioni del Mondo infliggendo loro una pesante batosta.

L’incredibile epilogo della prima semifinale galvanizza i padroni di casa della Jugoslavia che vedono possibile l’’impresa di mettere fuori la Germania Ovest pluri titolata. In un Maracanà di Belgrado pieno all’inverosimile e traboccante entusiasmo da ogni dove, i padroni di casa partono alla grande e dopo mezz’ora sono in vantaggio di ben due reti. Nell’acqua jugoslava la nave tedesca barcolla paurosamente ma non affonda. Salvano tutto Floe e l’esordiente Dieter Muller, inseriti nella ripresa dal tecnico Helmut Schön al posto di Danner e Wimmer, che portano le due squadre ai supplementari. La giovane punta del Colonia, solo omonimo di quel Gerd Muller che per un lustro è stato l’autentico incubo di tutte le nazionali avversarie della Germania, vive la sua favola realizzando una doppietta nei tempi supplementari con la quale stronca i sogni di gloria di Surjak e compagni. A questo giocatore è bastata poco più di un’ora per raggiungere la grande notorietà internazionale e per far dormire ai tifosi tedeschi sonni tranquilli in vista della finale. Dopo l’uscita di scena di Gerd Muller e soprattutto dopo l’incidente stradale che ha impedito al titolare Top Möller di prendere parte alla rassegna, per Schön si presentava il problema del gol, che ora, alla luce di quanto avvenuto in questa piovosa serata di metà giugno, sembra del tutto risolto. A questo punto niente pare poter frenare i tedeschi, lanciati verso il bis dell’edizione precedente, tanto più che l’O­landa è stata tolta di mezzo senza troppi complimenti
dai cechi.

Nella finale per il terzo posto, come da copione per questa edizione, si va ai supplementari con la vittoria per 3-2 dell’Olanda sulla Jugoslavia, squadra sempre bella (tanto da meritare l’appellativo di Brasile d’Europa) ma incompiuta, sistematicamente colta da improvvisi black-out nei momenti decisivi. È un’Olanda comunque delusa, che si gioca il premio di consolazione facendo a meno dei “mercenari” Neeskens e Cruijff. D’ora in avanti gli orange andranno avanti senza di loro e la stella diventerà l’ala sinistra dell’Anderlecht Robert Rensenbrinck.

La sera della finalissima, sulle gradinate del Maracanà di Belgrado il pubblico, non troppo numeroso, decide di sposare la causa ceca. Hondrus e compagni partono in quarta: dopo venticinque mi­nuti sono già in vantaggio 2-0, grazie alle reti di Svehlik e Dobias E sfiorano il terzo gol con Masni. Ancora una volta la Germania è all’angolo, ma ancora una volta il me­stiere l’aiuta a uscirne. Dieter Müller prosegue nel suo momento magico accorciando le distanze e riaccendendo la speranza. A questo punto i tedeschi spingono, il portiere cecoslovacco Viktor alza un muro e il forcing si fa quasi disperato. A un solo minuto dalla fine arriva il pareggio, con un’azione del solito Müller finalizzata dal veterano Hölzenbein, il quale realizza probabilmente il gol più importante della carriera. Ancora una volta i tempi supplementari metteranno a dura prova le capacità atleti­che dei ventidue su un
campo in­fangato e lento. Le pessime condizioni del terreno di gioco, unite alle fatiche sostenute tre giorni prima, annebbiano le idee, anche di due giovani menti pensanti come quelle delle mezz’ali ceche Panenka e Nehoda e il risultato rimane inchiodato sul 2 a 2. Non essendo prevista la ripetizione del match, per la prima volta nella storia del calcio, i rigori decideranno ildestino della Coppa Europa per Nazioni.

Per i cechi realizzano: Masni, Nehoda, Ondrus e Jurkemik, mentre i tedeschi passano solamente con Bonhof, Flohe e Bongart. L’ultima recita spetta così ad Uli Hoeness. L’attaccante del Bayern è un fuoriclasse, ma, reduce da un gravissimo infortunio, appare più stanco e affaticato degli altri. Le pessime condizioni fisiche gli giocano infatti un brutto tiro al momento di presentarsi sul dischetto del rigore: l’ala del Bayern spara il pallone oltre la traversa. La beffa finale è della mezz’ala Antony Panenka, che sceglie un pallonetto (ora lo chiamano cucchiaio) per colorare l’ultimo
atto di un successo che appare clamoroso.

Per il calcio europeo, e per quello tedesco in particolare, inizia il tramonto di una generazione di grandissimi campioni.
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