CAMPIONATO EUROPEO DI CALCIO 1980 – PRIMA FASE: LE PARTITE DELL’11 GIUGNO

Arriva così il 12 giugno, data d’inizio della fase finale dei VI Campionati Europei di calcio. Nelle quattro sedi di gara, Roma, Milano, Napoli e Torino, tutto è pronto per ospitare le otto nazionali più forti del continente, compresi i campioni in carica della Cecoslovacchia. Il Ct Josef Venglos ha raccolto il testimone dal maestro Jezek, timoniere del trionfo europeo di quattro anni prima, subito dopo la mancata qualificazione ai Mondiali d’Argentina. Ha rifondato il gruppo intorno a pochi superstiti dei gloriosi giorni jugoslavi. Tra i pali, ad esempio, non c’è più il portiere Victor, eroe indiscusso di quell’europeo.

Anche Jupp Derwall, subentrato al monumento Schön all’indomani della magra figura rimediata nel mondiale 1978, ha cambiato faccia alla Germania Ovest: un gruppo che per la prima volta si presenta a una manifestazione internazionale spingendo sul tasto della “linea verde”. La sua è la squadra con l’età media più bassa del torneo, con la Grecia in fondo anche la meno esperta. Ma da quando Derwall è al timone, autunno ’78, non ha mai perso un colpo. Imbattuta da quindici partite, un bel biglietto da visita.

L’Inghilterra di Greenwood suda freddo poco prima della fase finale, quando dopo la perdita di Trevor Francis rischia di dover fare a meno anche della stella Kevin
Keegan, a causa di una sospetta lesione del menisco, annunciata dopo l’ultima partita del Re ad Amburgo. Il caso però si sgonfia, il problema è minimo, uno stiramento che permetteràa mister Keegan, pallone d’oro 1979, di continuare a trascinare il gruppo, presentandosi come l’attrazione principale dell’intera manifestazione.

L’Olanda di Zwartkruis è a sua volta cambiata: basta con i “clan”, ritrovato lo spirito di squadra e una guida sicura in Rudi Krol, attorniato da poche, ma buone, stelle come Haan, i Van De Kerkhof, Kist e l’onnipresente Stevens.

Guy This, trainer del Belgio, ha un bel problema da risolvere: il suo Belgio deve fare a meno di Ludo Coeck, inchiodato da un profondo strappo muscolare, e dovrà appoggiarsi sui veterani Cool e Van Moer, apripista di un gruppo giovane e praticamente sconosciuto.

La Spagna esce da un ’79 da dimenticare e arriva all’appuntamento
tra venti di bufera: le critiche non risparmiano la squadra messa in piedi da Kubala, la cui posizione di Ct non è mai stata tanto traballante.

La Grecia, infine, gioca il suo ruolo di outsider. Nessuno l’attendeva all’appuntamento conclusivo in Italia. C’è arrivata trascinata dal bomber Tomas Mavros, certamente
l’elemento di maggiori qualità del gruppo. Per il movimento ellenico è uno dei migliori momenti della storia. Finora le uniche soddisfazioni sono arrivate dalla finale persa dal Panatinaikos contro la grande Ajax nel 1971.

Il via ai giochi viene dato naturalmente nello Stadio Olimpico di Roma con la riedizione della finale 1976 tra la Germania Ovest e la Cecoslovacchia detentrice del titolo.
GIRONE A SEMIFINALE, 1a GIORNATA
Roma(Stadio Olimpico) – mercoledì 11 giugno 1980 – ore 16.00

GERMANIA OVEST – CECOSLOVACCHIA 1-0

RETI: 57’ Rummenigge I

GERMANIA OVEST: Schumacher, Kaltz, Cullmann; Förster I, Dietz, Förster II (60 Magath);
Stielike, Briegel, Müller H., Rummenigge I, Allofs II. C.T.: J. Derwal.

CECOSLOVACCHIA: Netolicka, Barmos, Ondrus; Jurkemik, Gögh, Kozák; Stambachr, Panenka, Vízek, Nehoda, Gajdusek (66 Masny). C.T.: J. Wenglos.

ARBITRO: Michelotti (Italia).

SPETTATORI: 11.000.
Davanti a spalti praticamente vuoti – il giorno lavorativo non ha certo favorito l’afflusso allo stadio – le due squadre danno vita ad una gara equilibrata, ma povera d’emozioni, fatta eccezione per il gol di Karl Heinz Rummenigge, diventato ormai l’uomo simbolo del calcio tedesco.

In serata tocca ai vice Campioni del Mondo dell’Olanda scendere sul terreno di Napoli. C’è curiosità attorno all’esordio della Grecia. Ancora una volta si notano grandissimi vuoti sugli spalti.
Napoli (Stadio San Paolo) – mercoledì 12 giugno 1980 – ore 20,30

OLANDA – GRECIA 1-0 (GIR. A, 1a GIORNATA)

RETI: 65’ Kist rig.

OLANDA: Schrijvers (15 Doesburg), Wijnstekers, Krol; Van de Korput, Hovenkamp, Stevens; Haan, Van de Kerkhof W., Vreijsen (46 Nanninga), Kist, Van de Kerkhof R.. C.T.: H. Zwartkruis.

GRECIA: Konstantinou, Kirastas, Iosifidis; Foiros, Kapsis, Terzanidis; Livathinos, Kouis, Kostikos (78 Galakos), Mavros, Ardizoglou (68 Anastopoulos). C.T.: A. Panagulias.

ARBITRO: Prokop (Germania Est).

SPETTATORI: 15.000.
Solo un rigore permette ai tulipani di tenere il passo della Germania Occidentale e di superare la resistenza di una Grecia tutt’altro che remissiva. Sembrano lontani i tempi in cui gli Orange riuscivano a sommergere di reti le avversarie tecnicamente inferiori. Fenomeni del calibro dei Rep, Kruijff, Neskens o Resenbrinck non si trovano tutti gli anni.

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