CONSIDERAZIONI SUL CAMPIONATO EUROPEO DI CALCIO 1980

Pure a livello di squadre nazionali, prosegue il dominio del calcio di matrice germanica su quello latino. Il ricambio generazionale voluto dalla federazione tedesca ha dato immediatamente i frutti sperati; d’altra parte anche i risultati nelle coppe europee testimoniano di un movimento capace di rinnovarsi continuamente senza perdere di qualità. A questo, a nostro modesto parere, giova pure l’alto tasso tecnico della Bundes Liga, con squadre capaci di incrementarlo pescando anche all’estero, facendo dei maggiori club delle piccole nazionali che abituano i calciatori, giovani compresi, ad esprimersi ad altissimi livelli.

Guarda caso, i tedeschi hanno dovuto superare in finale l’ostacolo belga, con la nazionale frutto di un campionato locale che in questi anni vede quali protagonisti principali alcuni grandi stranieri come gli olandesi Robert Resenbrink e Hary Haan, il polacco Grzegor Lato, assieme ad alcuni giovani danesi e svedesi tra i quali si segnala un certo Preben Elkjaer Larsen.

L’Italia, la cui immagine internazionale è a pezzi dopo lo scandalo scoppiato ad inizio 1980, cerca di risollevare la propria immagine riaprendo agli stranieri. Mentre sui campi si gioca, le trattative fervono, ma per i club tornare ad agire su un mercato sconosciuto ormai da tre lustri non è semplice. Come non lo sarà il riportare la gente negli stadi. Nonostante l’importanza dell’avvenimento, i quattro campi di gioco hanno presentato vuoti desolanti con presenze degne di un campionato di serie B. L’impressione di assistere ad avvenimenti artefatti e la violenza sempre crescente attorno al mondo del calcio – in ottobre c’è stato un morto -, stanno allontanando la gente dai campi di gioco.

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