GLI AZZURRI PREPARANO ITALIA 80

Sulla carta, avendo anche il vantaggio del fattore campo, l’Italia
parte coi favori del pronostico. Il ricordo del mondiale argentino, in cui gli azzurri hanno recitato un ruolo da protagonisti, pur inciampando in semifinale nell’Olanda e soprattutto nel direttore di gara spagnolo Martinez, autore di un arbitraggio a senso unico, è ancora vivo nella mente degli addetti ai lavori e dei tifosi. In Argentina si è recato un gruppo di giovani capace di esprimere a tratti un gioco entusiasmante, a cui ha fatto difetto la tenuta alla distanza. La maturazione atletica e l’esperienza, secondo molti, avrebbero certamente limato tale difetto Da allora, Bearzot si è calato nella parte dello psicologo, pensando a cementare il gruppo attraverso amichevoli contro compagini di prima fascia, non potendo testare i suoi giocatori in impegni ufficiali. In due stagioni gli azzurri hanno disputato Dodici partite, con un bilancio di otto vittorie, due pareggi e due sconfitte. Zoff e compagni hanno ottenuto successi anche importanti, contro la Spagna, l’Olanda, l’Uruguay ma vi sono state anche sconfitte pesanti, ovvero il 3-0 subito in Cecoslovacchia e il 4-1 rimediato in Jugoslavia.

Nessuno, però, poteva prevedere quanto accaduto nei sei mesi precedenti questa manifestazione e le successive conseguenze. Sta di fatto che a tre settimane dall’appuntamento l’idea che il Ct si è fatto della squadra titolare va a carte quarantotto. Le sentenze di maggio riguardanti lo scandalo del calcio scommesse hanno appiedato i due attaccanti principe del calcio italiano: Paolo Rossi, il titolare e Bruno Giordano, la sua riserva naturale. Con Bettega, divenuto nel frattempo principalmente uomo di manovra che frequenta con minor assiduità l’area di rigore, Bearzot si ritrova improvvisamente privato dell’attacco, e senza il tempo materiale per azzardare esperimenti. Il tecnico friulano è costretto a fare un passo indietro di due anni precisi, dando un colpo di spugna ai progressi fatti registrare dall’Argentina ad oggi. Gli si prospetta un’unica soluzione: affidarsi a Ciccio Graziani, uscito dalla formazione titolare proprio nella fase di avvicinamento al Mondiale, e sperare in una sua rapida
e proficua intesa col nuovo Bettega. Piaccia o no, la scelta sembra la più logica: i due costituivano la coppia titolare della nazionale prima dell’irrompere di Paolo Rossi; inoltre il granata è reduce da un ottimo campionato, il che fa ben sperare. D’altra parte il panorama attuale non offre molte altre alternative: la rivelazione Alessandro Altobelli e il potente Roberto Pruzzo, nel quale Bearzot non ha mai creduto, non garantiscono il tasso d’esperienza necessario per una squadra chiamata a vincere. Questa volta, infatti, agli azzurri non si chiede una bella figura, ma il trofeo.

Bettega, leader silenzioso del gruppo e capocannoniere stagionale e Antognoni, risolutivo in fase realizzativa come non mai, diventano le colonne su cui si appoggiano le speranze di Bearzot.

Il tecnico friulano vara una rosa composta da quelli che lui reputa i titolari ai quali affianca giocatori in grado di fare gruppo. In questo ricorda molto Vittorio Pozzo, per il quale le gerarchie all’interno della squadra erano ben precise. In quest’ottica vanno lette le chiamate di Mauro Bellugi e Romeo Benetti, spesso in panchina nei loro club d’appartenenza, ma capaci di portare il tasso d’esperienza e d’allegria utile quando si deve affrontare una convivenza di più settimane. Non mancano le novità assolute come Giovanni Galli, arrivato al posto di Paolo Conti, accantonato anche dalla Roma e il giovanissimo Franco Baresi, sempre più assoluto vice-Scirea.

C’è poco tempo per testare i nuovi assetti e soprattutto manca quello necessario ad organizzare test validi. Bearzot dovrà sfruttare al meglio la gara contro l’Ungheria B disputata a Como, partita che non ha nemmeno i crismi dell’ufficialità.
Como (Stadio “Giuseppe Sinigaglia”) – domenica 1 giugno 1980 – ore 20,30

ITALIA – UNGHERIA B 4-1 (Amichevole non ufficiale) Friendly non official

RETI: 13′ Graziani, 66′ Varga (UN) rig., 77′ Antognoni, 81′ Bettega, 83′ Graziani.

ITALIA: Zoff (Juventus) (cap.), Gentile (Juventus), Cabrini (Juventus), Oriali (Inter), Collovati (Milan), Scirea (Juventus), Causio (Juventus), Tardelli (Juventus), Graziani (Torino), Antognoni (Fiorentina), Bettega (Juventus). C.T.: E. Bearzot.

A disposizione: Bordon (Inter), Galli (Fiorentina), Bellugi (Napoli), Baresi II (Milan), Baresi I (Inter), Maldera III (Milan), Benetti (Roma), Zaccarelli (Torino), Buriani (Milan), Altobelli (Inter), Pruzzo
(Roma).

UNGHERIA B: Gaspar, Torok (cap.), Varga, Komjati, Kerekes, Hires, Majer, Burcsa, Szabo (70′ Birinyi), Nagy, Tieber. ALL: P. Varhidi.

A disposizione :Vereb.

ARBITRO: Michelotti (Italia).

SPETTATORI: 12.000
Per quasi un’ora gli azzurri campano di rendita sul gol iniziale di Francesco Graziani, per doversi risvegliare dopo il rigore trasformato dai magiari. Il quarto d’ora finale vede gli uomini di Bearzot scatenarsi trafiggendo per tre volte la porta avversaria. Alla fine il successo ha proporzioni importanti, ma rimangono i dubbi sollevati da un primo tempo sotto tono e da una parte di ripresa dominata da una formazione B, capace di trovare anche il pareggio. Naturalmente c’è sempre la scusante di una partita giocata nel pieno della preparazione fisica, con le gambe imballate. Ci sono ancora quasi due settimane nelle quali mettere a punto ciò che non funziona, tenendosi ben stretti i quattro gol realizzati dal trio avanzato Graziani, Antognoni, Bettega.

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