IL SABATO PARTICOLARE DI MASSIMO CRUCIANI

È sabato! I bambini sono ancora a scuola mentre chi non lavora è

impegnato nel disbrigo delle faccende domestiche prima del rientro a casa dei piccoli. Si

profila un intenso weekend di sport col Gran Premio in Tv e col derby di Milano previsto

per il giorno dopo. A Roma, però, qualcuno decide di vivere un sabato particolare, dopo il

quale per quello che da anni è ormai il maggiore passatempo del mondo maschile italiano,

nulla sarà più come prima. Alla Procura della Repubblica di Roma si presenta un certo

Massimo Cruciani, commerciante di frutta e verdura, il quale per ore parla e confessa:

l’argomento non è uno dei tanti delitti avvenuti in questi anni, o qualche legame con

gruppi eversivi, bensì parla di calcio. L’uomo è sull’orlo di una crisi di nervi, causata

dal tracollo economico al quale sta andando incontro. Al magistrato racconta che le sue

disgrazie hanno avuto inizio quando tale Alvaro Trinca, proprietario del ristorante Le

Lampare, gli ha presentato alcuni dei suoi clienti eccellenti: i calciatori della Lazio

Giuseppe Wilson, Lionello Manfredonia, Bruno Giordano
e Massimo Cacciatori. Appassionato di calcio e dedito in precedenza alle scommesse

clandestine e non riguardanti le partite, il commerciante stringe immediatamente amicizia

con i quattro atleti. Non è un rapporto disinteressato perché, come racconta:

Il giochino si presenta semplice: i calciatori si assumono l’onere di prendere accordi con

alcuni colleghi di altre squadre per aggiustare una determinata partita, mentre a Cruciani

spetta quello di effettuare le giocate, puntando, anche per conto degli stessi, una bella

somma al totonero, col risultato finale di spartire tra tutti il gruzzolo.

“Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare” e qui il mare è rappresentato da numerosi

incidenti di percorso che hanno caratterizzato l’intera vicenda. Dice Cruciani:

L’intera vicenda, che ha preso le mosse nell’estate del 1979, ha risvolti kafkiani, col

carnefice destinato a diventare vittima delle sue stesse vessazioni.

racconta Cruciani. Lo stesso

Magherini, ex laziale presentatogli da Alvaro Trinca prima di un’amichevole tra Lazio e

Palermo, chiede di giocare per conto suo 10 milioni sul pari, mentre altri 10 milioni sono

da girare a due calciatori del Taranto per “ratificare” l’accordo. Per Cruciani, in

pratica, si tratta di partire già con un esborso di milioni, in pratica quanto il costo di

quattro auto di media cilindrata. Il commerciante romano scommette per conto suo e di

altri amici, ben 160 milioni. Natale è vicino e una bella vincita permetterebbe a tutti

di trascorrerlo più serenamente. In campo però:

sospira
il povero Cruciani,

E figurarsi se il

gentleman Magherini rifonda l’amico dei 20 milioni anticipati. Risultato: il busines parte

con un passivo di 180 milioni. Per sdebitarsi, però, il giocatore del Palermo offre

un’altra dritta sicura: la vittoria del Vicenza sul Lecce abbinata a quella del Milan

sulla Lazio previste per il 6 gennaio 1980. Per rientrare Cruciani continua ad anticipare

i soldi delle puntate e le somme destinate alle squadre compiacenti, mentre
il “giro” si allarga sempre di più. Capita troppo spesso però che qualcosa vada storto: il

debito aumenta e, poiché i signori calciatori non hanno alcuna intenzione di mettere mano

al portafogli, si rende necessaria una nuova scommessa. Così via, finché il povero

Cruciani – ormai rovinato da perdite di
«centinaia e centinaia di milioni» e minacciato sempre più insistentemente dagli

allibratori clandestini, fa l’unica cosa che gli è rimasta da fare: denunciare tutto

all’autorità giudiziaria.

A questo punto, per far ulteriore chiarezza su quanto accaduto in questi ultimi nove mesi

di calcio, riteniamo opportuno riprodurre qui la dichiarazione presentata dallo stesso

Cruciani al procuratore della Repubblica di Roma.

In parole povere il Cruciani denuncia mezzo mondo calcistico per essere da questi stato truffato nell’eseguire una truffa!
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