LA 22a E LA 23a GIORNATA DEL CAMPIONATO ITALIANO DI CALCIO 1979-80

All’ora di pranzo i radio giornali e l’ormai Cconsueto TG del pomeriggio fanno il resoconto della deposizione della mattinata: quelli che da sempre sono sospetti, ora sono clamorose verità.

Così come in una sua celebre canzone, American Pie, Don McLean definisce la morte di Richie Valence e altri tre musicisti avvenuta il 2 febbraio del 1960 in un incidente aereo “the day the music died” (il giorno in cui la musica morì), noi possiamo cantare, per chi è intonato, “the day the footbal died”.

Di scandali il calcio italiano ne ha già vissuti, ma si è sempre trattato di episodi legati ad una singola partita, legata ad accordi intervenuti tra squadre, per aiutare o meno l’avversario in difficoltà o in procinto di conquistare qualche traguardo, soprattutto quando una delle due parti non aveva nulla da vincere. La differenza, qui, è che troviamo persone disposte addirittura a danneggiare sè stesse sul campo per trarre beneficio dall’opera di una terza persona completamente al di fuori dell’ambito agonistico. Il brutto è che è stato creato un sistema con giocatori che coinvolgono colleghi di altre compagini e addirittura di altre categorie.

È inutile dire che lo sconcerto e la tristezza sono infinite davanti ad uno scempio simile! Con la morte nel cuore i calciofili si apprestano a seguire le vicende della Formula 1. Al via Jean Pierre Jabouille scatta bene, ponendosi al comando davanti ad Arnoux, Jones, Laffite, Reutemann, Piquet,Villeneuve e Scheckter. Il campione del mondo, idolo di casa, passa prima il suo compagno di scuderia poi anche Piquet. Pure Villeneuve cerca di passare il brasiliano ma va lungo e rientra quasi
ultimo.

Jacques Laffite sopr’avanza Jones, mentre anche Jean-Pierre Jarier
supera in successione Piquet e Scheckter che conclude la gara col solito motore fuori uso.

Sulla Renault di Jabouille si rompe l’attacco posteriore sinistro della barra antirollio, ciò per ora non limita la cavalcata delle vetture giallonere. Al giro 34 si ritira il leader del mondiale,
Alan Jones, a causa di una perdita d’olio. Reutemann è in crisi con le gomme, mentre si ritira un generoso Villeneuve, quando è diciottesimo. Alla 46esima tornata Jean-Pierre Jarier, quinto al momento, rientra ai box per una foratura. Al giro sessanta la gara cambia padrone: scoppia un pneumatico sulla vettura di Jabouille, costringendolo al ritiro. Passa così Arnoux, davanti a Laffite, Reutemann, Piquet, Pironi e Mass. A poche tornate dal termine l’argentino della Williams deve fermarsi a cambiare pneumatici e perde tre posizioni.

Piquet e Pironi battagliano a lungo per il terzo posto, prevale il transalpino. Per la prima volta nella storia del mondiale il podio (piloti e vetture) è tutto francese: Arnoux (ora leader del mondiale), poi Laffite e Pironi. A punti Piquet, Reutemann e Mass (con l’argentino che ha passato il tedesco al giro 72).

Il giorno dopo parlare di calcio sembra impossibile, ma c’è un’importantissima giornata. A San Siro si disputa un derby in un clima stranissimo, dato che il Milan è una delle compagini coinvolte nello scandalo, mentre a Roma, la città da dove tutto ha preso il via, bisogna scacciare anche il fantasma dell’orrore del derby d’andata, quello in cui ha perso la vita Vincenzo Paparelli.

Sugli spalti nel pre partita non si parla altro che delle rivelazioni di Massimo Cruciani.
22a GIORNATA: domenica 2 marzo 1980

Bologna – Ascoli 0-0

Catanzaro – Fiorentina 0-1

16′ Sacchetti

Lazio – Roma 1-2

60′ Pruzzo, 75′ D’Amico (LA), 85′ P. Giovannelli

Milan – Inter 0-1

77′ Oriali

Napoli – Juventus 0-0

Pescara – Cagliari 2-0

75′ Nobili, 88′ Di Michele

Torino – Perugia 2-0

66′ C. Sala, 83′ Graziani

Udinese – Avellino 0-1

90′ Pellegrini III

CLASSIFICA:

Inter 33; Avellino, Juventus e Milan 25; Ascoli e Roma 24; Bologna, Fiorentina, Perugia e Torino 23; Cagliari 21; Lazio
e Napoli 20; Catanzaro 17; Udinese 15; Pescara 11.
Gabriele Oriali strappa in pratica lo scudetto dalle maglie del Milan realizzando la rete che proietta i suoi a più otto. Dietro il Milan è raggiunto dalla Juventus e dall’Avellino. Per i campani il momento dovrebbe essere magico, ma le rivelazioni del giorno precedente gettano un’ombra su quello che si profila come un altro miracolo del nostro footbal.

Il romano Paolo Giovannelli consegna ai giallo-rossi la vittoria nel derby, un successo che li proietta in piena zona UEFA.

Sulle prime pagine dei giornali del lunedì, sportivi e non, campeggiano le riflessioni riguardanti i primi effetti delle dichiarazioni di Massimo Cruciani. Si tratta di una bomba: tra le squadre coinvolte, oltre alle più volte citate Lazio e Milan, ci sono anche Avellino, Genoa, Bologna, Juventus, Perugia e Napoli. Tra i giocatori sarebbe coinvolto il fior fiore della Serie A: Giuseppe Savoldi, Giuseppe Zinetti, Franco Colomba, Giuseppe Dossena e Carlo Petrini del Bologna, Andrea Agostinelli e Giuseppe Damiani del Napoli, Paolo Rossi, Gianfranco Casarsa e Mauro Della Martira del Perugia, il portiere Girardi del Genoa, Massimo Cacciatori, Renzo Garlaschelli, Giuseppe Wilson, Lionello Manfredonia e Bruno Giordano della Lazio, Giorgio Morini, Enrico Albertosi e Stefano Chiodi del Milan, Guido Magherini del Palermo, Claudio Merlo del Lecce e i giocatori del Taranto Zelico Petrovic e Lionello Massimelli.

Ormai in Italia non si parla d’altro, perché, al contrario di altri scandali, si tratta di un qualche cosa che tocca gli affetti di molti cittadini. Il calcio è divenuto ormai un fenomeno di costume che si pensava estraneo alle brutture tipiche di altri settori. Molti comunque tentano di contr’attaccare sminuendo la questione, ma in un’intervista rilasciata a Repubblica il centrocampista della Lazio Vincenzo Montesi ammette:

Lo scandalo del calcio mette in secondo piano anche quello dell’Italcasse scoppiato il 5 marzo. Per 38 dirigenti di banche scatta il mandato di cattura. Il peculato è di quasi 1000 miliardi e l’accusa è di aver elargito denaro pubblico a imprenditori anche sull’orlo del fallimento incassando una buona percentuale. 11 banchieri si eclissano riparando all’estero. Gli altri invece scaricano il barile accusando i partiti e i potenti del regime.

Intanto nel primo mercoledì pomeriggio del mese di marzo la Juventus, ultima squadra italiana rimasta in corsa, si reca a Fiume per affrontare il Rijeka, detentrice della Coppa di Jugoslavia 1978-79. Zoff e compagni tornano dalla Croazia con un incoraggiante 0-0. Dato l’ottimo stato di forma degli uomini di Trapattoni, c’è la concreta speranza di vederli approdare alle semifinali della competizione.

Il giorno dopola francese Marguerite Yourcena rdiviene la prima donna ad essere ammessa all’Accademia di Francia nonostante il parere negativo dei tradizionalisti

Tutto questo interessa ben poco. La bomba scagliata sul calcio italiano rischia di affossare l’intero movimento. Se ne rende conto per primo Vincenzo Montesi, il quale ritratta le proprie dichiarazioni, ma anche gli stessi Massimo Cruciani ed Alvaro Trinca, il ristoratore che spesso ospita, traendone beneficio, i divi del “Dio Pallone”. Incredibilmente i due tentano un’improbabile marcia indietro, al punto che gli stessi avvocati, stizziti, li piantano in asso. Ormai la macchina della giustizia è lanciata a mille e non è più possibile ritrattare: il 9 marzo Trinca viene arrestato con l’accusa di truffa.

div class=”titolo3″>23a GIORNATA: domenica 9 marzo 1980

Ascoli – Udinese 3-0

60′ Scanziani, 64′ Torrisi, 71′ Anastasi

Avellino – Napoli 2-3

27′ Capone, 37′ Guidetti, 42′ e 51′ De Ponti (AV) rig., 63′ Capone

Cagliari – Bologna 1-0

59′ Selvaggi rig.

Fiorentina – Milan 1-1

44′ aut. Chiodi (FI), 79′ aut. Desolati

Inter – Torino 1-1

20′ Graziani, 82′ Muraro (IN)

Juventus – Lazio 0-0

Perugia – Pescara 1-0

56′ Dal Fiume

Roma – Catanzaro 1-0

75′ Pruzzo

CLASSIFICA:

Inter 34; Ascoli, Juventus, Milan e Roma 26; Avellino e Perugia 25; Fiorentina e Torino 24; Bologna e Cagliari 23; Napoli 22; Lazio 21; Catanzaro 17; Udinese 15; Pescara 11.
Carlo Muraro realizza una delle reti più importanti della sua carriera consentendo all’Inter di mantenere l’imbattibilità e gli otto punti di vantaggio. Nessuna delle più dirette inseguitrici vince;la Juventus è bloccata sul pari dalla Lazio, il Milan pareggia a Firenze, mentre l’Avellino perde in casa col Napoli. Ne consegue che Ascoli e Roma, vittoriose rispettivamente su Udinese e Catanzaro, sepre più proiettate verso un futuro in serie B, balzano al secondo posto.

Ora arriva per tutti una pausa di riflessione quanto mai opportuna. La nazionale azzurra ospita infatti l’Uruguay, una delle grandi decadute del calcio mondiale. Nello stilare la lista dei convocati, Bearzot decide di non tenere in considerazione quanto sta accadendo e chiama comunque Paolo Rossi e Bruno Giordano.

In settimana Massimo Cruciani decide di costituirsi alle forze dell’ordine e viene tradotto in carcere.

Il pubblico, invece, dimostra di non aver gradito il tradimento e lo Stadio di San Siro presenta grandi vuoti sugli spalti per una partita della nazionale.
370: Milano (Stadio “Giuseppe Meazza”, San Siro) – Saturday, 15 March 1980 – h. 15,00

ITALIA – URUGUAY 1-0 (AM)

RETI: 9′ Graziani.

ITALIA: Zoff (Juventus) 79 (cap.) (46′ Bordon (Inter) 4), Gentile (Juventus) 34, Cabrini (Juventus) 16, Oriali (Inter) 8, Collovati (Milan) 7, Scirea (Juventus) 27, Causio (Juventus) 50, Tardelli (Juventus) 35, Rossi (Perugia) 18, Antognoni (Fiorentina) 42, Graziani (Torino) 33. C.T.: E. Bearzot.
A disposizione: Bellugi (Napoli), Maldera III (Milan), Zaccarelli (Torino), Buriani (Milan), Giordano (Lazio).

URUGUAY: Rodriguez (cap.), Diogo (46′ Moreira), Gonzales, Agresta, Marcenaro, Caceres, Bica (58′ Ramos), De la Peña, Victorino, Caillava, Paz. Coach: Maspoli.

A disposizione: Goyen, J. Gonzalez, Reyes, Ortiz, Arias.

ARBITRO: Yosifov (Bulgaria).

SPETTATORI: 35.000 (33.284 buyers)
Un gol in apertura di Francesco Graziani garantisce agli azzurri la quarta vittoria consecutiva. Il gioco espresso dagli uomini allenati da Bearzot non è più quello scintillante dei mondiali argentini, ma il tecnico friulano sta costruendo un gruppo estremamente compatto, capace di capitalizzare al meglio le occasioni che gli si presentano.

Intanto alla Procura di Roma inizia la triste processione dei campioni tirati in ballo da Massimo Cruciani.

La settimana porta anche l’annuale crisi di governo. Il 19, infatti, Francesco Cossiga rassegna le dimissioni, essendogli venuta meno l’astensione del partito socialista e di quello repubblicano. In realtà la vera grande difficoltà del governo di Cossiga deriva dal mutamento al vertice della segreteria DC, tesa ad eliminare certi rapporti di alcune sue correnti con il PSI, iniziandone altri.

Dopo le elezioni del 1979, la fisionomia dei due partiti nonè più la stessa. Da una parte il furbo e pragmatico Craxi in ascesa all’interno della sua compagine politica, dall’altra una DC che ha cambiato pelle e non vuol sentire più parlare di unità nazionale, né di compromessi o di collaborazione dentro o fuori il governo con i comunisti.
Inoltre non deve sfuggire ai democristiani (forse ha parlato a loro molto chiaro Craxi) che il segretario del PSI sta lavorando al suo progetto, quello di sottrarre il potere di coalizione alla DC con un polo laico socialista consistente; al momento attuale in Italia questo gli è possibile.

In serata, intanto, la Juventus, battendo il Rijeka per 2 a 0, conquista il diritto a disputare la semifinale di Coppa delle Coppe. In lizza ci sono squadre come l’Arsenal e il Valencia di Mario Alberto Kempes.

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