LA CONCLUSIONE DEL CAMPIONATO ITALIANO DI CALCIO 1979-80

Intanto torna la serie A: Milano, quella di fede nerazzurra, freme, all’Inter basta infatti un pareggio per aggiudicarsi matematicamente il titolo di campione d’Italia.
28a GIORNATA: domenica 27 aprile 1980

Avellino – Fiorentina 0-2

14′ Desolati, 31′ aut. Cattaneo

Bologna – Udinese 2-1

16′ Savoldi rig., 72′ Pianca (UD), 81′ Zuccheri

Cagliari – Ascoli 1-1

38′ Selvaggi (CA), 52′ Torrisi

Catanzaro – Milan 0-3

12′ Galluzzo, 29′ Antonelli, 48′ aut. Groppi

Inter – Roma 2-2

18′ Pruzzo, 36′ Oriali (IN), 43′ Turone, 88′ Mozzini (IN)

Juventus – Perugia 3-0

46′ Fanna, 58′ Tavola, 66′ Bettega rig.

Lazio – Napoli 1-1

13′ Garlaschelli (LA), 39′ Improta rig.

Pescara – Torino 0-2

7′ Vullo, 77′ Pecci

CLASSIFICA:

Inter 39; Juventus 34; Fiorentina 33; Ascoli e Milan 32; Torino 31; Bologna, Cagliari e Roma 29; Avellino e Napoli 27; Perugia 26; Lazio 25; Catanzaro e Udinese 20; Pescara 15.
In una situazione normale scudetto e retrocessione sarebbero già decisi, ma il campionato 1979-80 è destinato ad essere deciso altrove. Di certo c’è solamente lo scudetto dell’Inter, arrivato dopo una meravigliosa cavalcata che, solo in queste ultime giornate, a risultato praticamente acquisito, ha visto rallentare gli uomini allenati da Eugenio Bersellini.

In coda, invece Catanzaro ed Udinese sarebbero già matematicamente retrocesse, ma la quasi certa penalizzazione del Milan fa si che tra le due si inneschi un’incredibile battaglia per ottenere il 14o posto, quest’anno utile per rimanere in serie A.

Il giorno dopo desta sensazione la fuga dal carcere milanese di San Vittore dell’ex brigatista Corrado Alunni e del criminale Renato Vallanzasca, i quali hanno guidato verso la libertà altri 14 detenuti. Armi in pugno, il gruppo ha preso in ostaggio un brigadiere e si è fatto aprire le porte della Casa Circondariale. Immediatamente si sono aperte indagini per capire come il commando abbia potuto fornirsi di mezzi d’offesa.

È martedì quando a Torino viene arrestato uno dei fondatori di Prima Linea. Si tratta di Roberto Sandalo. Il successivo pentimento porta alla cattura di decine di militanti dell’organizzazione eversiva.

Praticamente deciso il campionato di serie A, eccezion fatta per la zona UEFA, l’attenzione si sposta sul Gran Premio del Belgio. Clay Regazzoni, reduce dal gravissimo incidente di Long Beach,
viene sostituito all’Ensign dall’esordiente pilota inglese Tiff Needell. Torna invece Alain Prost sulla McLaren, mentre l’ATS continua a schierare il solo Jan Lammers. Alle gare europee è iscritto anche Arturo Merzario con la sua vettura ma non si presenta a Zolder e abbandona definitivamente la
Formula 1.

Don Nichols cede la Shadow a Teddy Yip, che così rientra nel circus. La vettura è ridenominata
Theodore Shadow

I due produttori di pneumatici, la Goodyear e la Michelin, giungono a un accordo per limitare il numero di treni di gomme da affidare a ciascuna scuderia. L’aspetto regolamentare più importante però, è che da questa gara vi sarà un solo addetto alla partenza per tutti i gran premi e il briefing pre-gara diviene obbligatorio per i piloti.

Le prime due file sono monopolizzate da Williams e Ligier. Alan Jones
conquista la pole, in prima fila c’è Didier Pironi, terzo Jacques Laffite, quarto Carlos Reutemann.
Le due Renault sono quinta e sesta.

Al briefing pre-gara si presentano solo i piloti dei team legati alla FISA di Balestre; gli assenti, legati ai team del clan della FOCA di Ecclestone vengono multati e minacciati di squalifica.

Il mondo, intanto guarda alla Jugoslavia. Da tempo Josiph Broz Tito, l’uomo che è riuscito a rendere nazione un agglomerato di etnie spesso in lotta tra loro, da tempo versa in gravi condizioni di salute.


Balzato agli onori delle cronache durante la seconda guerra mondiale per aver guidato la resistenza contro l’occupazione nazi-fascista, Tito, a vittoria ottenuta, ha posto la nazione jugoslava nell’orbita sovietica. Tristemente famose sono state le deportazioni e la cacciata degli italiani dall’Istria, spesso contornate da orribili eccidi di civili.

Quella di Tito, a tuttti gli effetti, è stata una dittatura in piena regola, con limitazione della libertà di stampa e di espatrio per i propri cittadini. A lui, però, va riconosciuto il merito di aver dato un’importante collocazione internazionale alla nazione balcanica, diventata negli anni un punto di riferimento di quelli che, in questi anni, vengono definiti come “Paesi non allineati”, ossia di quelli che, almeno ufficialmente, non sono schierati nè con gli Stati Uniti e nemmeno con l’Unione Sovietica.

Per anni tutte le etnie della Jugoslavia si sono riconosciute in lui, accettando di buon grado pure le storture del suo Regime. Ora, da questa prima domenica di maggio, molte cose sono destinate a cambiare: a quasi novant’anni il grande statista, perché di questo comunque si parla, viene a mancare lasciando un vuoto che, negli anni, si rivelerà drammatico.

Mentre da Lubiana, una delle città più ricche della federazione jugoslava, arrivano le tragiche notizie sulle condizioni di Tito, in Belgio prende il via la quinta corsa stagionale. Pironi scatta bene ed è primo seguito da Jones, Laffite, Reutemann, Arnoux, Piquet, De Angelis e Jarier. Jean-Pierre Jabouille
su Renault si ritira subito con la frizione fuori uso.

Dopo diciasette giri Arnoux va in testacoda e compromette la sua corsa; poco dopo
Gilles Villeneuve supera Elio De Angelis entrando così in zona punti. Un’uscita di pista costa la gara a
Nelson Piquet.

La Ligier di Laffite ha problemi ai freni, il francese deve fermarsi ai box e perde molte posizioni (da terzo a quattordicesimo). René Arnoux è autore di un bel recupero: passa Scheckter, De Angelis e Villeneuve. Negli ultimi giri Patrese esce di pista, ritirandosi, stessa sorte per De Angelis,
che pressa Villeneuve ma non riesce a passarlo e esce di pista. Chi guadagna ancora una posizione è Arnoux che passa Jarier nelle ultime tornate.

Prima vittoria per Didier Pironi che precede
Alan Jones, completa il podio Reutemann. René Arnoux è quarto, Jarier quinto e Gilles Villeneuve sesto. Jarier e Villeneuve sono per la prima volta a punti in stagione. La classifica piloti è quanto mai incerta con ben quattro piloti, di quattro scuderie differenti, in soli quattro punti.

Al termine della corsa scende in campo la serie A.
29a GIORNATA: domenica 4 maggio 1980

Ascoli – Juventus 2-3

48′ Bellotto (AS), 51′ Bettega, 72′ aut. Cuccureddu (AS), 83′ e 85′ Scirea

Fiorentina – Inter 0-2

6′ Oriali, 39′ aut. Restelli

Milan – Pescara 3-1

9′ e 56′ Maldera, 57′ Nobili (PE), 68′ De Vecchi

Napoli – Bologna 1-1

17′ Dossena, 70′ Damiani (NA)

Perugia – Avellino 2-1

11′ e 25′ Frosio, 65′ Massa (AV)

Roma – Cagliari 1-1

5′ Piras, 46′ De Nadai (RM)

Torino – Lazio 1-0

65′ Pecci

Udinese – Catanzaro 1-2

7′ Vriz (UD), 24′ Sabadini, 61′ Palanca rig.

CLASSIFICA:

Inter 41; Juventus 36; Milan 34; Fiorentina e Torino 33; Ascoli 32; Bologna, Cagliari e Roma 30; Napoli e Perugia 28; Avellino 27; Lazio 25; Catanzaro 22; Udinese 20; Pescara 15.
È la giornata dei difensori goleador: se il calcio italiano è già abituato alle imprese di Aldo Maldera, quest’anno in verità al di sotto delle medie realizzative tenute nei precedenti due campionati, fa notizia la doppietta con la quale Gaetano Scirea trascina alla vittoria la Juventus sull’Ascoli e quella con cui Pier Luigi Frosio permette al suo Perugia di congedarsi dal suo pubblico nel migliore dei modi, al termine di una stagione iniziata con propositi di scudetto e conclusa malinconicamente a centro classifica e con la spada di damocle di uno scandalo infamante.

L’Inter, intanto vince a Firenze suggellando nel migliore dei modi il titolo appena conquistato, mentre il Catanzaro si aggiudica quello che si rivelerà un autentico spareggio salvezza, data l’ormai certa retrocessione del Milan in serie B, nonostante le sentenze verranno emesse solo al termine di Campionato e Coppa Italia.

Maggio mese di finali di coppe e la tradizione continua anche quest’anno. Ancora una volta però, gli appassionati guarderanno gare prive di squadre italiane, altra tradizione che da qualche anno sta tristemente prendendo piede.

La prima serata di coppa vede fronteggiarsi nella finale d’andata di Coppa Uefa due compagini tedesche: l’esperto Borussia Mönchengladbach opposto all’emergente Eintracht Francoforte. La terza competizione continentale, per certi aspetti la più difficile, è diventata un affare di stato interno alla Germania Ovest, con le sue cinque rappresentanti capaci di raggiungere tutte i quarti di finale, dando vita a due semifinali completamente teutoniche.
COPPA UEFA – FINALE D’ANDATA -: Moenchengladbach, mercoledì 7 maggio 1980
BORUSSIA MÖNCHENGLADBACH – EINTRACHT FRANCOFORTE 3-2

RETI: 37′ Karger (EF), 44′ Kulik, 71′ Hölzenbein (EF), 76′ Matthäus, 88′ Kulik.

BORUSSIA MÖNCHENGLADBACH: Kneib, Hannes, Schäfer; Schäffer, Ringels, Matthäus; Kulik, Nielsen (Thychosen), Del’Haye (Boedeker), H.Nickel, Lienen. ALL.: J. Heynckes.

EINTRACHT FRANCOFORTE: Pahl, Pezzey, Neuberger; Körbel, Ehrmanntraut, Lorant; Hölzenbein (Nachtweih), Borgers, B.Nickel, Cha, Karger (Trapp). ALL.: B. Rausch.
In TV va in onda un pirotecnico mercoledì di calcio. Gli ospiti passano in vantaggio con Karger ma vengono raggiunti a un minuto dal termine della prima frazione da una bordata da fuori area
del veterano Kulik, capitano del Borussia rimasto in forse fino alla vigilia per via di un infortunio. Uno spettacolare tuffo di testa di Holzenbein riporta avanti l’Eintracht nella ripresa, ma la gioia dei rossi di Francoforte è fugace perché Matthaus, 19 anni e personalità da fuoriclasse, impatta nuovamente prima della rete decisiva di Kulik arrivata grazie ad un colpo di testa perentorio all’88’.

Il giorno dopo, l’8 maggio, vengono alla luce nuove difficoltà economiche. La crisi del petrolio e una lira forte non permettono esportazioni nel settore auto. Gli acquisti interni a rate, anni addietro una delle più diffuse modalità di pagamento, non sono più possibili, né per chi contrae il debito nè per chi lo assume. L’inflazione ufficiale calcolabile attorno al 25,2 %, il tasso di sconto salito al 16,5, il più alto mai registrato in Italia e il costo del denaro prime rate del 25-26%, oltre che “impiccare” l’acquirente con cifre spropositate, non permettono al venditore di avere nessuna garanzia. Si tratta di un salto nel buio. Inoltre, non dimentichiamo la frase non rassicurante di Carli lo scorso anno:

Il settore auto sta tenendo tutti col fiato sospeso. La crisi è mondiale. Negli Usa, quattro delle maggiori case automobilistiche hanno chiuso 14 stabilimenti, sospendendo dal lavoro 235.000 operai, licenziandone 32.000. Altrettanta crisi in Francia in Inghilterra, in Spagna e perfino
in Germania. Solo in Giappone l’auto ha continuato a marciare a gonfie vele. Tanto che sono sbarcati in Italia a fare una proposta per acquistare l’AlfaSud.

Fra i paesi europei, nel settore auto, l’Italia é quello che non sta poi tanto male, avendo registrato il miglior incremento vendite sul mercato interno, pur con tanti sacrifici. Sono state vendute più auto dello scorso 1979, e ne sono state importate moltissime dall’estero mandando la bilancia dei pagamenti
in rosso di 1000 miliardi. Non altrettanto bene invece le esportazioni; un po’ per la crisi in Europa, ma soprattutto a causa della forza della lira, malgrado le recenti bufere monetarie. Questo motivo e il “pericolo giallo” innesta un braccio di ferro tra la Fiat e i sindacati e tra la Fiat e il governo, pronto a dare il suo benestare all’accordo con la Nissan. (cosa che farà poi Cossiga il 20 settembre, provocando la “tempesta” e il “maremoto”).

La Fiat fa presente che il mercato è saturo, che non ci sono prospettive di vendere in futuro altre auto, che i “piani auto” del governo che
prevedono massicci programmi di sviluppo sull’Alfa sono tutti errati. Insomma secondo la Fiat, é inutile costruire altri stabilimenti.

La battaglia inizia questo mese, ed è una guerra per inviare il messaggio a qualcuno. La Fiat in questo 8 maggio pone in cassa integrazione 78.000 dipendenti per sette giorni da distribuirsi nell’arco di 40 giorni. Inizia la guerra tra la Fiat e i tre sindacati, che trovano pretestuosa questa presa di posizione fatta solo per sollecitare il governo a non cedere ad una concorrente (per di più giapponese) l’Alfasud.

In Giappone, a fine settimana, inizia la commercializzazione del fortunatissimo videogioco
Pac-Man. In Italia, nella seconda domenica di maggio, si conclude, almeno sul campo, questo tribolatissimo campionato.

30a GIORNATA: domenica 11 maggio 1980

Avellino – Roma 0-1

68′ Santarini

Bologna – Torino 1-2

2′ Graziani, 38′ Perego (BO), 90′ Graziani

Cagliari – Perugia 1-2

47′ Bagni, 68′ Piras (CA), 80′ Bagni

Catanzaro – Napoli 2-0

40′ Palanca, 46′ Bresciani

Inter – Ascoli 2-4

25′ Torrisi, 44′ aut. Marini, 55′ Bellotto, 58′ Altobelli (IN), 66′ Anastasi, 73′ Altobelli (IN) rig.

Juventus – Fiorentina 3-0

7′ Fanna, 52′ Gentile, 60′ Bettega rig.

Lazio – Milan 0-2

9′ Galluzzo, 80′ Carotti

Pescara – Udinese 1-1

45′ Vriz, 76′ Di Michele (PE)

CLASSIFICA:

Inter 41; Juventus 38; Milan 36; Torino 35; Ascoli 34; Fiorentina 33; Roma 32; Bologna, Cagliari e Perugia 30; Napoli 28; Avellino 27; Lazio 25; Catanzaro 24; Udinese 21; Pescara 16.
L’Ascoli tenta l’aggancio alla zona UEFA vincendo d’autorità a Milano in casa dei neo-campioni d’Italia, ma pure le dirette concorrenti ottengono dei successi, costringendo gli uomini del presidente Costantino Rozzi al quinto posto.

Chiudono in bellezza il Milan, il Perugia e pure il Catanzaro che si guadagna il terz’ultimo posto in classifica, quest’anno estremamente utile in vista del verdetto atteso per il 18 maggio.
LA CLASSIFICA

POS. SQUADRA P. G. V. N. S. V. N. S. V. N. S. G.F. G.S.

1. INTER 41 30 9 5 1 5 8 2 14 13 3 44 25

2. Juventus 38 30 10 4 1 6 2 7 16 6 8 42 25

3. MILAN 36 30 9 3 3 5 5 5 14 8 8 34 19

4. Torino 35 30 5 8 2 6 5 4 11 13 6 26 15

5. Ascoli 34 30 8 6 1 3 6 6 11 12 7 35 28

6. Fiorentina 33 30 7 7 1 4 4 7 11 11 8 33 27

7. Roma 32 30 6 7 2 4 5 6 10 12 8 34 35

8. Bologna 30 30 5 6 4 3 8 4 8 14 8 23 24

9. Cagliari 30 30 7 6 2 1 8 6 8 14 8 27 29

10. Perugia 30 30 7 6 2 2 6 7 9 12 9 27 32

11. Napoli 28 30 5 7 3 2 7 6 7 14 9 20 20

12. Avellino 27 30 5 6 4 2 7 6 7 13 10 24 32

13. LAZIO 25 30 5 6 4 0 9 6 5 15 10 21 25

14. Catanzaro 24 30 4 8 3 1 6 8 5 14 11 20 34

15. Udinese 21 30 3 6 6 0 9 6 3 15 12 24 38

16. PESCARA 16 30 4 6 5 0 2 13 4 8 18 18 44

480 240 99 97 44 44 97 99 143 194 143 452 452

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