BERTI VOGTS

Hans Hubert, questo il suo nome di battesimo, nasce a Buttgen il 30 dicembre 1946. Inizia a giocare nella squadra locale, prima di essere scoperto dal Borussia Mönchengladbach nel 1965.

Nonostante fisicamente assomigli più ad un giocatore di origine latina, Vogts dimostra immediatamente doti da autentico mastino difensivo. In breve diventa una delle colonne della squadra che negli anni 70’ ha conteso il primato nazionale al Bayern di Beckembauer. Col Borussia disputa 419 partite coronate da ben 32 reti. A 23 anni entra a far parte della nazionale in cui gioca ben 96 incontri realizzando un gol. È presente in tutti i grandi successi tedeschi degli anni settanta.
Marcatore esterno destro capace di applicare marcature asfissianti, giocate sull’anticipo e sul senso tattico, duro nel tackle, ma leale, Vogts, apparentemente, ha solo difetti: troppo piccolo per svettare nel gioco aereo, con le gambe troppo corte per essere veloce. Il giocatore raggiunge la massima notorietà quando, nella finale del 1974, contiene quasi del tutto le giocate di Johann Cruijff, limitando notevolmente il potenziale olandese. L’attaccante, infatti, per poter giocare liberamente qualche pallone, è stato costretto ad arretrare quasi fin sulla linea dei propri difensori, fungendo da centrocampista aggiunto ed impoverendo la linea avanzata proprio nel momento in cui gli orange dovevano recuperare il risultato.

Nel 1979, all’età di 33 anni decide di lasciare il calcio giocato. Intraprende la carriera di allenatore entrando a far parte dei quadri federali in qualità di tecnico della nazionale under 20. Nel 1986 Franz Beckenbauer lo chiama al suo fianco come assistente e i due conquistano il mondiale del 1990. Quando Keiser Franz decide di lasciare la nazionale, Vogts diventa il primo tecnico della Germania riunificata. Ottiene un secondo posto agli europei del 1992, ma con una squadra ormai logora è costretto a soccombere ai quarti di finale del mondiale del 1994 contro la Bulgaria, lanciata tra le quattro grandi del mondo da un gol del centrocampista dell’Amburgo Lechkov.

Il non esaltante risultato ottenuto negli Stati Uniti non mina la fiducia della federazione nei suoi confronti e Vogts ripaga tutti guidando la Germania alla conquista dell’europeo del 1996. Si tratta di una parentesi felice. Il calcio tedesco non ha saputo rinnovarsi e l’anagrafe di molti suoi campioni, già logori nel 1994, presenta il conto in Francia. In qualche modo la Germania arriva ai quarti, ma la Croazia di Boban, Boxic e Prosineski spazza via i teutonici.

Questa volta Vogts è costretto a rassegnare le dimissioni. Rimane in disparte per un paio di stagioni prima di andare ad ottenere buoni risultati sulla panchina del Bayer Leverkusen, impostando un lavoro che porterà la compagine a raggiungere la finale di Champion’s League nella stagione 2001-02.

Intanto Vogts, accettando un’ottima offerta economica, è emigrato sulla panchina del Kuwait, mancando per altro la qualificazione ai mondiali di Corea e Giappone. Successivamente ha allenato la Scozia e la Nigeria, prima di andare a sedersi sulla panchina dell’Azerbaijan.

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