GERMANIA OVEST-OLANDA 2-1: LA COPPA SI FERMA A MONACO!

div class=”testo”>Assegnato il terzo posto alla Polonia, ormai tutti sono concentrati sulla finalissima del giorno dopo, nella quale si affrontano le due nazioni regine del calcio europeo e, alla luce del verdetto appena espresso dal Campionato Mondiale, anche dell’intero globo. Dato che le due nazioni sono confinanti,, sembra di assistere ad un derby. Monaco, infatti, è invasa da circa 30.000 olandesi pronti a sostenere lo squadrone allenato da Michels, le cui grandi prestazioni nella seconda fase gli garantiscono i favori del pronostico. Anche nei Paesi Bassi l’avvenimento non passa in sordina: ovunque fervono i preparativi. Ad Amsterdam, per esempio, nelle stazioni ferroviarie e su alcuni autobus è operativo un sistema di informazione che aggiornerà i viaggiatori sull’andamento della partita.

Come detto, pur riconoscendo il valore della Germania Occidentale, campione d’Europa in carica e plasmata sul blocco del Bayern fresco vincitore della Coppa dei Campioni, l’attrazione principale della partita è senz’altro rappresentata da Cruijff e compagni, capaci di portare una ventata di novità nel calcio. L’escalation olandese è fondata principalmente sulla rivoluzione della concezione dei ruoli; non più specialisti dell’attaccare o del difendere, ma calciatori versatili,
capaci dell’eclettismo che permette ad un terzino o ad uno stopper di andare a segnare il gol o di partecipare alla costruzione del gioco. Il tutto è poi corroborato da una manovra a fisarmonica per la quale necessita un grande dispendio fisico, poiché gli olandesi si servono di ogni zona del campo per la loro
manovra. La fatica, però, è suddivisa in parti eguali fra tut­ti i componenti la squadra, comprese le «vedette» che sono particolarmente Cruijff e Keizer, sebbene l’ala, non essendosi più adattata a questa filosofia, è stata messa da parte, sostituita dal più giovane Robert Resembrink.

La Germania, dal canto suo, oppone la forza dell’esperienza di giocare da anni a certi livelli. Molti giocatori hanno disputato la finale del 1966, erano presenti al mondiale messicano del 1970 e si sono laureati Campioni d’Europa nel 1972 ed ora, davanti al proprio pubblico, non hanno certo l’intenzione di lasciarsi scappare l’occasione di entrare definitivamente nella storia.

Le due squadre si presentano in campo con le loro formazioni migliori, sebbene si vocifera di una condizione non eccezionale della stella Johann Cruijff.

L’avvenimento dell’anno è preceduto dal Gran Premio di Francia di Formula UNO, vinto da Ronnie Petterson davanti alle Ferrari di Nicky Lauda e Cley Regazzoni. Per il brasiliano Fittipaldi, invece, la corsa termina al giro 27. L’eccellente risultato permette a Lauda di balzare al comando della classifica piloti, davanti al compagno Regazzoni, mentre la Ferrari balza conquista la vetta della graduatoria riservata ai costruttori con due punti di margine sulla McLaren.

Monaco di Baviera (Olympiastadion) – domenica 7 luglio 1974 – ore 16,30

GERMANIA OVEST – OLANDA 2-1 (FINALE)

RETI: 2’ Neeskens (OL) RIG., 25’ Breitner rig., 43’ Müller

GERMANIA OVEST: Maier, Vogts, Beckenbauer (cap), Schwarzenbeck, Breitner, Hoeness; Bonhof, Overath, Grabowski, Müller, Hölzenbein. C.T.: H. Schoen.

OLANDA: Jongbloed, Suurbier, Rijsbergen (69 De Jong); Haan, Krol, Jansen;
Neeskens, Van Hanegem, Rep, Cruijff (cap.), Rensenbrink (46 R. Van de Kerkhof). C.T.: R. Michels.

TERNA ARBITRALE: Taylor (Inghilterra); g.l.: Barreto (Uruguay), González (Messico).

SPETTATORI: 80.000.
La gara inizia in maniera tambureggiante: per oltre un minuto i padroni di casa non toccano palla, Cruijff s’impadronisce della sfera sul centrocampo e con una azione di sfondamento in «dribbling» prolungato entra in area dove viene atterrato da Vogts. L’inglese Taylor non esita a concedere il calcio di rigore, Neeskens realizza e dopo soli due minuti la tifoseria tedesca è già ammutolita. Paradossalmente è proprio in questo momento che probabilmente si compie il destino della Coppa del Mondo. Come intimoriti dal vantaggio appena conquistato, gli orange prendono a controllare la partita con una «melina» irriverente, dando modo ai tedeschi di riprendere fiducia e di affacciarsi
nell’area avversaria. Al 26′ Holzenbein avanza in dribbling e supera due difensori, prima di venir falciato in area da Jansen. L’arbitro concede nuovamente il rigore, ed è il giovane Breitner ad incaricarsi di batterlo nel silenzio abissale dell’Olympiastadion. Il «maoista», però, non fallisce la mira e pareggia, la Germania è salva. Il terzino, arrivato alla manifestazione quale carneade del calcio, suggella in questo modo un mondiale da favola che lo ha visto decisivo in molte occasioni.

Forse consci dell’errore commesso Cruijff e compagni si riportano nuovamente in avanti ma Maier è bravo a sventare gli attacchi orange. Al 43′, in una tipica azione di contropiede, Bonhof fugge sulla destra e centra per Müller, leggermente avanzato rispetto la traiettoria del pallone. Niente paura: la «tigre» si avventa sulla palla e con una leggera torsione del tronco ed un tiro incrociato che inganna Jongbloed manda la palla ad insaccarsi in rete. Ora lo scoramento prende i tifosi olandesi, e tale stato d’animo sembra riflettersi anche sull’undici allenato da Michels. La rete del centravanti bavarese ha l’effetto di far saltare i nervi agli avversari, tanto che lo stesso capitano olandese viene ammonito durante l’intervallo.

Nella ripresa Cruijff, moltiplicherà gli sforzi per perforare il dispositivo di difesa tedesco, e quando ci riuscirà, sarà
Maier a negare l’urlo del gol agli olandesi. Da qualche minuto sono passate le 18,15 e l’arbitro Taylor fischia la fine dell’incontro: ancora una volta la Germania Occidentale ha sovvertito il pronostico: vent’anni prima era toccato all’Ungheria di Puskas uscire sconfitta, ora sono i vicini di casa a piangere. Un’intera nazione è in festa!

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