IL RITORNO DI OLANDA E POLONIA

Alla X edizione del mondiale hanno aderito 94 federazioni, a testimonianza di quanto il calcio si giochi ormai in tutti gli angoli del mondo e partecipare almeno alle qualificazioni per la fase finale costituisca già un titolo di merito. Vale soprattutto per le nazioni più piccole e povere, le quali, tuttavia, iniziano ad acquistare un certo peso politico all’interno della FIFA. Stanley Rous, ad esempio, è stato battuto da Joao Havelange nella corsa alla Presidenza del massimo organo internazionale del «football», proprio grazie ai voti degli africani.

Anche il novero delle partecipanti presenta molte novità e molti ritorni, primo fra tutti quello dell’Olanda, assente dal 1938. Fin dalla VI Coppa del Mondo, quella del 1954, la compagine in maglia arancione ha partecipato regolarmente alle qualificazioni per la fase finale, senza mai entrare nel numero delle elette. Inserita nel gruppo tre Europeo per le eliminatorie della X Coppa con i tradizionali avversari del Belgio, con la Norvegia e l’Islanda, il paese
dei tulipani si è finalmente qualificato grazie alla migliore differenza reti nei confronti dei belgi: 24-2 contro 12-0, con grande scorno degli avversari, esclusi dalla Coppa del Mondo senza aver mai perduto una partita e subita una sola rete.

L’Olanda torna così sulla grande ribalta del calcio internazionale, non con le vesti di «cenerentola» come nel ’34 e nel ’38, bensì col passo della protagonista assoluta e col peso del pronostico sulle spalle, per quanto fatto di buono dalle proprie squadre di club nelle massime competizioni Europee.

Torna dopo anni anche la Polonia, la grande giustiziera dell’Inghilterra. In realtà gli uomini condotti in panchina da Kasimir Gorski sono reduci dalla vittoria alle Olimpiadi del 1972, ottenuta a spese dell’Ungheria, altra grande assente assieme alla Spagna, e presentano elementi interessanti come il portiere Tomaczeski, ilgiovanissimo libero Zmuda, il grande centrocampista Deyna e le punte Gadoka e Lubanski, l’autore del gol che ha fatto piangere gli uomini di Sua Maestà.

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