LA LUNGA NOTTE DI LUDWIGSBURG

Terminate le gare, le squadre fanno rientro nei rispettivi alberghi. Gli azzurri debbono sobbarcarsi un viaggio in treno di oltre due ore, tempo che utilizzano per commentare la partita appena disputata. Al proposito Sandro Mazzola racconta:

Che stava succedendo esattamente? Ancora una volta emergono chiaramente le spaccature all’interno della rosa. Gigi Riva spiega:

Per la Federcalcio, intanto, il comportamento di Chinaglia, ripreso in mondovisione, è diventato un problema da risolvere alla svelta! Al «Mon Repos», l’isolatissimo alberghetto di Ludwigsburg, località semideserta a qualche decina di chilometri da Stoccarda dove la Nazionale vive tristissimi giorni di completo isolamento, quella sera di giugno scoppia il finimondo. Franco Carraro e Italo Allodi sono del parere di rimandare immediatamente Chinaglia in Italia, tanto che Dario Borgogno, Segretario Generale della FIGC, ha già bell’e pronto il comunicato ufficiale da passare alla stampa. Il presidente federale Artemio Franchi è d’accordo a meno che Chinaglia porga pubblicamente le scuse all’allenatore, concludendo il tutto a tarallucci e vino.

Naturalmente il centravanti laziale è ben lungi dal compiere un gesto simile, soprattutto dopo la sua presa di posizione nella conferenza stampa del pomeriggio. Nel cuore della notte un laziale (hanno sempre detto che sia stato Wilson) telefona a Roma a Tommaso Maestrelli, spiegandogli la situazione. Maestrelli, che fra i tanti miracoli è capace anche di quello che occorre per far ragionare Chinaglia, vola immediatamente a Stoccarda, piomba a Ludwigsburg – sempre nel
cuore della notte -, ha un lungo, tormentato colloquio con Chinaglia.
E la mattina seguente i giornalisti vengono convocati d’urgenza al «Mon Repos» dove Carraro rilascia la seguente, incredibile dichiarazione:

(e Giorgione, seduto accanto a lui, annuiva con il capo)

Ufficialmente la questione viene risolta in questo modo, ma la questione avrà gravi ripercussioni anche dopo la conclusione della spedizione tedesca.

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