POLONIA-ITALIA 2-1: TERMINA L’ERA DEI “MESSICANI”

Si chiude così una giornata storica per l’intero calcio mondiale. Per l’Italia, invece, si apre una domenica d’attesa: contro la Polonia è partita da dentro o fuori. Basterebbe comunque un pareggio per garantirsi il passaggio al turno successivo, mentre vincendo si conquisterebbe il primato del girone e soprattutto si smorzerebbero molte polemiche. Giustamente gli avversari sono un complesso temibile: forti fisicamente, arrivano da due vittorie convincenti contro Argentina ed Haity ed appaiono la formazione più in palla dell’intera manifestazione.

Per la gara Valcareggi, ormai frastornato dalle furibonde polemiche attorno a quella
Nazionale, vara una formazione priva di Riva e Rivera, i peggiori in campo contro l’Argentina, rimettendo in squadra Giorgio Chinaglia affiancato da Pietro Anastasi nel ruolo di ala sinistra, mentre in cabina di regia, al posto di Rivera, viene schierato Sandro Mazzola con Causio nel suo ruolo naturale di ala destra. Alcune fonti narrano che, all’annuncio ufficiale del ripescaggio del ribelle laziale, ci sia stata una autentica sollevazione generale, soffocata a stento da Italo Allodi, al quale non è bastato sudare le proverbiali sette camicie per mettere tranquillità nell’ambiente.
322: Stoccarda (Neckarstadion) -domenica 23 giugno 1974 – ore 16,00

POLONIA – ITALIA 2-1 (GIRONE D: 3a GIORNATA)

RETI: 38′ Szarmach, 44′ Deyna, 85′ F. Capello (IT)

POLONIA: Tomaszewski, Szymanowski, Musial, Kasperczak, Zmuda, Gorgon, Lato, Deyna (cap.), Szarmach (77′ Cmikiewicz), Maszczyk, Gadocha. C.T.: K. Gorski.

ITALIA: Zoff (Juventus) 35, Spinosi (Juventus) 19, Facchetti (Inter) 76 (cap.), Benetti II (Milan) 18, F. Morini (Juventus) 9, Burgnich (Inter) 66 (31′ Wilson (Lazio) 3), Causio (Juventus) 12, F. Capello (Juventus) 19, Chinaglia (Lazio) 11 (46′ Boninsegna (Inter) 19), A. Mazzola (Inter) 70, Anastasi (Juventus) 23. C.T.: F. Valcareggi.

A DISPOSIZIONE: Albertosi (Cagliari), Juliano (Napoli), Re Cecconi (Lazio).

TERNA ARBITRALE: Weyland (Germania Ovest); g.l.: Schulenburg (Germania Ovest), Winsemann (Canada).

SPETTATORI: 68.900.

Monaco di Baviera (Olympiastadion) – domenica 23 giugno 1974 – ore 16.00

ARGENTINA – HAITY 4-1 (GIRONE D: 3a GIORNATA)

RETI: 15’ Yazalde, 18’ Houseman, 55’ Ayala, 63’ Sanon (HA), 67’ Yazalde

ARGENTINA: Carnevali, Perfumo (cap), Wolff; Heredia, Sa – Telch, Babington;
Houseman (59 Brindisi), Kempes (57 Balbuena), Ayala, Yazalde. C.T.: V. cap.


HAITY: Francillon, Bayonne, Ducoste; Nazaire (cap.) (28 M. Leandre), Antoine, Désir; Vorbe, Louis, Saint-Vil (54 F.Leandre), Racine, Sanon. C.T.: A. Tassi.

TERNA ARBITRALE: Sánchez (Spagna); g.l.: Kamel (Egitto), N’Diaye (Senegal).

SPETTATORI: 25.000.

LA CLASSIFICA

POS. SQUADRA P. G. V. N. S. G.F. G.S.

1. POLONIA 6 3 3 0 0 12 3

2. ARGENTINA 3 3 1 1 1 7 5

3. Italia 3 3 1 1 1 5 4

4. Haity 0 3 0 0 3 2 14

Alle ore 16 di questa prima domenica d’estate giunge finalmente il momento per lasciare finalmente la parola al terreno di gioco. Gli azzurri partono bene, decisi a far loro l’incontro, ma su di loro non sembra splendere la “buona stella”. Già dopo soli 6 minuti l’arbitro tedesco Weyland ignora clamorosamente un fallo macroscopico del libero Gorgon ai danni di Anastasi, lanciato in gol da un bellissimo passaggio diGiorgio Chinaglia e ormai solo davanti a Tomaszewski. La mancata concessione della massima punizione, ha l’effetto di sgonfiare gli azzurri che permettono alla Polonia di crescere col passare dei minuti.

Da Monaco, intanto, arriva la notizia del doppio vantaggio dell’Argentina su Haity che, in caso di sconfitta italiana, porrebbe le due squadre in perfetta parità.

Dopo mezz’ora di gioco un infortunio chiude la carriera azzurra di Tarcisio Burgnich, costretto ad abbandonare il campo sostituito dal laziale Giuseppe Wilson. Intanto è salito in cattedra il regista polacco Deyna divenuto il padrone incontrastato del centrocampo. Tanta superiorità si concretizza al 38′: lancio
in verticale di Deyna per l’affilato centravanti Szarmach, stoccatore inesorabile, gol ed ulteriore crollo fisico e morale. Sei minuti dopo, lo stesso centrocampista, pur non essendo un fulmine di guerra in fatto di velocità, supera ben tre azzurri inchiodati al suolo e insacca il gol del raddoppio.

A questo punto, stante il contemporaneo doppio vantaggio dell’Argentina su Haity, la situazione è disperata: l’Italia è fuori! Che cosa succeda in quel quarto d’oraprobabilmente rimarrà per sempre un mistero. Pare che si tenti di ricucire l´accordo deciso in precedenza. Ma ci sarebbe di più: un accompagnatore italiano, particolarmente spregiudicato – forse all’oscuro dell’operazione avviata alle Terme di Leuze o forse proprio per esserne stato informato – avrebbe insinuato all’orecchio di uno dei più popolari giocatori azzurri con il quale è da sempre in confidenza, che:

Incassato il secco rifiuto da parte del campione, il faccendiere, perché di questo si tratta quando si ha a che fare con simili figuri, avrebbe continuato a sondare il terreno fino a trovare qualcuno disposto alla complicità.

Nel secondo tempo, con le poche forze rimaste, gli azzurri cercano di rimettere in piedi partita e qualificazione, ma non c’è nulla dafare. Fabio Capello, ad otto minuti dal termine, trove il gol che riaccende le speranze, ma sul far della sera di questa domenica di giugno il destino di Valcareggi e dei suoi ragazzi si compie inesorabilmente.

Negli spogliatoi l’atmosfera è cupa, mentre in tribuna stampa volano parole grosse tra alcuni giornalisti polacchi ed italiani. Sono quelli che si sono incontrati a Leuze.

Fuori dallo stadio un gruppo di tifosi accoglie i giocatori al grido di “Corea, Corea”. Altri li aspetteranno al loro arrivo in albergo a Ludwigsburg.

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