TENTATIVO DI COMBINNE PER ITALIA-POLONIA!

Il giorno successivo un aereo a noleggio riporta in Italia Tommaso Maestrelli che ha terminato il suo compito: ossia quello di far riconciliare il ribelle Chinaglia con l’ambiente. A questo punto quello di Long Jonh è il problema minore da affrontare per la comitiva azzurra. Alla luce dei risultati del giorno precedente, la qualificazione è seriamente a rischio. La Polonia si è dimostrata largamente superiore ai nostri e una sconfitta contro Lato e compagni significherebbe l’eliminazione quasi certa dal mondiale, a meno di un miracolo di Haity contro l’Argentina

Anche in casa dell’Olanda il clima non è dei migliori; i rapporti in seno alla squadra non sono idilliaci: Cruijff è già al Barcellona da quasi un anno e i suoi vecchi compagni, Keizer in testa, non accettano i «diktat» tecnici del biondo capitano. Il Dottor Fadrhonc, responsabile della formazione non ha la personalità sufficiente per domare la rivolta,
arriva quindi Rinus Michels, dal pugno di ferro, che ha costruito l’Ajax Europeo dalle fondamenta ed ha se­guito Cruijff al Barcellona, e met­te subito a tacere le assurde resistenze relegando il biondo Keizer fra le riserve e promuovendo Rensenbrink, un’ala sinistra dal tiro proibito.

La sera di giovedì 20 giugno 1974, a tre giorni dalla conclusione della prima fase eliminatoria, il Comitato organizzatore offre alla stampa un ricevimento nella sede di ogni girone. A Stoccarda, dove operano le delegazioni di Argentina, Haiti, Italia e Polonia, l’invito è alle Terme di Leuze. La partecipazione dei giornalisti è piuttosto distratta. Anche la rappresentanza italiana è sparuta. Fra gli altri sono presenti l’inviato Ezio De Cesari del “Corriere dello Sport” di Roma e due del “Giorno” di Milano, Piero Dardanello e Mario Pennacchia.
Per i tre, indecisi se trattenersi o sottrarsi a tanta noia, improvvisamente la serata si ravviva. L’inviato del giornale romano si accorge della presenza di Zbigniew Dutkowski, giornalista polacco di sua vecchia conoscenza, e gli va incontro. Dopo un approccio molto cordiale, i due si allontanano e restano
appartati a confabulare con una certa aria di mistero.

Finalmente De Cesari interrompe il colloquio e torna dai colleghi invitandoli a seguirlo in disparte.

premette per introdurremeglio l’argomento

Gli altri due giornalisti italiani, sorpresi e perplessi, dopo una breve riflessione concordano di stare al gioco quanto meno per poter scoprire fino in fondo le carte del polacco. De Cesari torna da Zbigniew e gli presenta i due colleghi, ma l’altro pone una condizione: accetta di parlare soltanto
con chi dei due si assumerà l’impegno di portare il messaggio personalmente al presidente della Federazione italiana Artemio Franchi.

Caduta la scelta su Mario Pennacchia, l’incontro procede a quattro voci perché a Zbigniew e ai due italiani si unisce un secondo giornalista polacco, Andrziej
Roman Poi di Varsavia.

attacca Zbigniew

Mario Pennacchia è poco convinto:

Stavolta è Andrziej che s’intromette quasi irritato:

Riprende Zbigniew:

Mario Pennacchia, essendo stato designato ad avvicinare Franchi, è ancora così poco convinto da non curarsi di apparire perfino ingenuo:

Per tutta risposta Zbigniew diventa addirittura perfezionista:

insiste Pennacchia,

Con una sfacciata ostentazione di pazienza, Zbigniew si decide finalmente a mettere le carte in tavola:

Pennacchia, seguendo il ragionamento del collega:

sale in cattedra Zbigniew

Pennacchia si insospettisce:

È Andrziej a reagire insofferente:

Più persuasivo, Zbigniew continua:

ricorda Pennacchia,

L’altro gongola e fa dello spirito:

Zbigniew, ritenendo di aver concluso la sua “missione”, si accerta della presenza alle sue spalle di un suo terzo connazionale, lo invita al tavolo e lo
presenta come C. M., funzionario responsabile dell’ufficio stampa e delle pubbliche relazioni della Federazione polacca. Questi, aggiornato alla svelta dai due suoi connazionali, conclude:

E di suo aggiunge un’ulteriore condizione che avvalora il sospetto che “l’operazione ” sia stata studiata in ogni particolare al quartier generale polacco:

Chiarito ogni aspetto, i tre italiani prendono commiato, tutti d’accordo sulla conclusione:

concordano i tre giornalisti,

Rientrati in albergo e informati il direttore del “Corriere dello Sport” e il numero uno del “Giorno” Gianni Brera, in una riunione congiunta viene deciso di rispettare il più rigoroso riserbo a una sola condizione dettata da Brera:

Il giorno dopo, venerdì 21 giugno 1974, Pennacchia incontra Franchi a Ludwigsburg e d’un fiato lo mette al corrente di quanto concordato la sera prima. Franchi ascolta impassibile: dal suo
atteggiamento perfino la sfinge avrebbe da imparare. Ringrazia e saluta come se di colpo lui e il giornalista, anziché amici da più di vent’anni, fossero diventati due estranei incontratisi per la prima volta.

Inaspettatamente, in anticipo rispetto alla consuetudine di comunicare la formazione solo alla vigilia delle partite, la sera stessa di venerdì a Ludwigsburg viene deciso che Rivera e Riva rimarranno in tribuna e in campo andranno Anastasi e Chinaglia i quali formeranno una coppia d’attacco del tutto inedita. La risposta ai polacchi è perentoria: l’Italia vuole giocarsela fino alla fine.

Pennacchia si affretta a tornare in albergo a Stoccarda. Nuova riunione per ribadire il patto tra quotidiani sportivi: se gli azzurri superano il turno, tanto più vincendo, tutto dimenticato; in caso contrario, allora tutti coloro che sono al corrente dell’accordo saranno liberi di pubblicare la storia.

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