AL TOTTENHAM LA COPPA UEFA 1983-84

A fine settimana, intanto, la Formula 1 si trasferisce sul circuito di Les Casteles, per l’annuale Gran Premio di Francia. Trionfa l’austriaco della McLaren Nicki Lauda, davanti al francese Patrick Tambay, al quale non è servita la partenza dalla pole per avere la meglio, e al giovane pilota inglese Nigel Mansel. Completano la zona punti la Ferrari di René Arnoux, la Lotus di Elio De Angelis e la Williams di Keke Rosberg.

In classifica Prost rimane al comando con sei punti di vantaggio sul compagno di squadra Nicky Lauda e ben 11 sulla coppia formata da Dereck Warwick ed Elio De

Angelis.

Intanto la nazionale azzurra, esclusa dagli europei di Francia, prepara il proprio post campionato. Il primo impegno ha luogo in Svizzera, dove sul campo di Zurigo

affronta la Germania Ovest in un’ipotetica rivincita della finale del Campionato Mondiale, organizzata dalla FIFA per festeggiare l’ottantesimo anniversario della sua

fondazione. Le squadre sono notevolmente rinnovate: tra i tedeschi si vedono volti nuovi come quelli dei difensori Guido Buchwald ed Andreas Brehme, mentre Bearzot, da

tempo intento a rinnovare e ringiovanire l’organico, presenta due novità tra i convocati: Sebastiano Nela, fatto immediatamente esordire, e Roberto Mancini. In squadra

rientra Franco Baresi, capace di recuperare a tempo di record e Bruno Giordano, altro reduce da gravi incidenti di gioco durante questa stagione.

413: Zurigo (Stadio “Letzigrund”) –martedì 22 maggio 1984 – ore 20,10

GERMANIA OVEST – ITALIA 1-0 (AM)

RETI: 61′ Briegel.

GERMANIA OVEST: Schumacher (46′ Burdenski), B. Förster, Briegel, Rolff, K.H. Förster (46′ Matthäus), Stielike, Brehme, Buchwald (66′ Bommer), Völler, Allofs,

Rummenigge (cap.). C.T.: J. Derwall.

A disposizione: Bruns, Littbarski.

ITALIA: Bordon (Sampdoria) 21, Bergomi (Inter) 14, Nela (Roma) 1 (70′ Gentile (Juventus) 70), Baresi II (Milan) 7, Vierchowod (Sampdoria) 10, Scirea (Juventus) 63,

Bagni (Inter) 11, Tardelli (Juventus) 72 (cap.) (71′ Fanna (Verona) 5), Altobelli (Inter) 24 (79′ Giordano
(Lazio) 8), Dossena (Torino) 21, B. Conti (Roma) 32. C.T.: E. Bearzot.

A disposizione: Galli (Fiorentina), Collovati (Inter), Battistini (Milan), Sabato (Inter), Massaro (Fiorentina), Mancini
(Sampdoria).

ARBITRO: Coelho (Brasile).

SPETTATORI: 26.000

Hans Peter Briegel, in procinto di firmare per il Verona, risolve una gara fondamentalmente noiosa, lontana parente della splendida finale dell’11

luglio 1982, quando le due compagini davano vita a novanta minuti di calcio memorabile. La nazionale azzurra, perché in ricostruzione e quella tedesca perché nel pieno

della preparazione ai prossimi campionati europei di Francia, appaiono lente e senza idee in una partita dove, alla fine, ha prevalso la squadra più affiatata.

Archiviata questa sbiadita rivincita “mundial,” il mondo del pallone si concentra sul White Hart Lane di Londra, campo nel quale si assegna la Coppa Uefa. Si parte

dall’1 a 1 della gara d’andata, che avvantaggia proprio i padroni di casa del Tottenham. Il ruolino di marcia casalingo degli Spurs in campo internazionale, prima

della gara di ritorno di questo 23 maggio 1984, parla di un’imbattibilità che dura da 38 incontri, con 32 vittorie e 6 pareggi. Si capisce che l’Anderlecht è chiamato

a un’impresa disperata. Il tecnico belga Van Himst allestisce una squadra solida in grado di colpire in contropiede, contando sulla tipica voglia di vincere inglese,

che non porta a fare calcoli.

COPPA UEFA – FINALE DI RITORNO – mercoledì 23 maggio 1984
TOTTENHAM HOTSPURS – ANDERLECHT 5-4 d.c.r. (1-1 d.t.s.)

RETI: 60′ Czerniatynski, 84′ Roberts (TO)

TOTTENHAM HOTSPURS: Parks, Thomas, Hughton; Roberts, Miller (Ardiles), Mabbutt (Dick); Hazard, Stevens, Galvin, Archibald, Falco. All.: B. Shaw.

ANDERLECHT: Munaron, Hofkens, Grun; De Greef, Olsen I, De Groot; Arnesen (Gudjohnsen), Vercauteren, Scifo, Czerniatynski (Brylle), Vandereycken. All.: P. Van

Himst.

Per ottanta minuti Paul Van Himst è il grande eroe di serata, in quanto sembra aver indovinato la strategia per tenere la Coppa UEFA nella bacheca

dell’Anderlecht. Il giovanissimo Vincenzo Scifo conduce le danze in mezzo al campo con la personalità di un veterano, mentre il Tottenham di Burkinshaw è piuttosto

contratto. Al quarto d’ora della ripresa la rete di Czerniatinski, la velocissima ala belga di origine cecoslovacca, gela i tifosi degli Spurs che riprendono vita solo

a sei minuti dal novantesimo quando
Roberts segna il drammatico pareggio, qualche istante dopo che il vecchio Ardiles, subentrato a Miller aveva colpito la traversa. La situazione non si sblocca nemmeno

dopo i supplementari, così per la prima volta la Uefa si assegna ai calci di rigore. I tiri dal dischetto trovano un inaspettato protagonista in Tony Parks, ventunenne

portiere degli Spurs, abile nell’intercettare due penalty, regalando la coppa ai suoi. La lotteria si mette subito bene per i padroni di casa, allorché il giovane

portiere riesce ad ipnotizzare il veterano Morten Olsen, respingendogli il tiro. Poi non ci sono più errori fino a quando il terzino Thomas, l’autore del gol del pari,

imita il centrocampista danese dell’Anderlecht. A questo punto sul dischetto si presenta l’islandese Gudjonsen, il quale ha sul piede la possibilità di procrastinare

ad oltransa lo stillicidio. E’ qui che Tony Parks diventa eroe inaspettato della serata respingendo il tiro e costringendo i belgi a lasciare in Inghilterra la coppa.

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