C’è il pubblico delle grandi occasioni al Franchi di Firenze domenica 31 maggio 2009. Arriva il Milan: un incontro di cartello, nonostante entrambe le squadre siano già certe di poter accedere alla Champions’ League dell’anno successivo.
In realtà, però, l’attenzione di tutti è rivolta soprattutto a ciò che accadrà dopo il novantesimo minuto. Quella che sta per andare in scena è infatti una domenica di addii, una di quelle giornate destinate a lasciare il segno nella storia recente del calcio italiano.
Paolo Maldini, dopo venticinque stagioni trascorse in maglia rossonera, si appresta a chiudere una carriera irripetibile. Per il capitano del Milan è l’ultima partita da calciatore professionista. Una settimana prima, a San Siro, una parte della tifoseria organizzata gli ha riservato uno striscione polemico che ha lasciato amarezza e discussioni. A Firenze, invece, il difensore riceve il tributo che merita una leggenda del calcio mondiale.
Quando il suo numero viene annunciato e quando lascia il campo, il pubblico del Franchi si alza in piedi per una lunghissima e commossa standing ovation. Applaudono i tifosi rossoneri e quelli viola, uniti nel rendere omaggio ad un campione che ha attraversato oltre vent’anni di storia del calcio italiano e internazionale.
Non è l’unico addio destinato a segnare la fine di un’epoca. In panchina siede per l’ultima volta Carlo Ancelotti, protagonista di uno dei cicli più vincenti della storia milanista. Dopo otto stagioni, una Coppa Italia, uno scudetto, una Supercoppa italiana, una Supercoppa europea, un Mondiale per club e soprattutto due Champions’ League, il tecnico emiliano è pronto a salutare il Milan per iniziare una nuova avventura.
Per Ancelotti si chiude un rapporto che va ben oltre gli anni trascorsi in panchina. La sua storia rossonera era infatti iniziata già negli anni Ottanta da calciatore, al fianco dello stesso Maldini, sotto la guida di Arrigo Sacchi. Insieme avevano contribuito a gettare le basi di quel Milan capace di dominare in Italia, in Europa e nel mondo. Ora, ventidue anni dopo l’inizio di quell’avventura, i due protagonisti salutano contemporaneamente, quasi a voler consegnare definitivamente alla storia l’epopea del Milan degli Invincibili.
E non finisce qui. Quella è anche l’ultima partita in rossonero di Kaká, Pallone d’Oro 2007 e simbolo del Milan del nuovo millennio. Di lì a pochi giorni il brasiliano verrà ceduto al Real Madrid, chiudendo solo momentaneamente una delle storie d’amore più intense tra un campione e il pubblico milanista. Qualche anno più tardi, infatti, tornerà a vestire la maglia rossonera per un’ultima romantica parentesi, accolta con entusiasmo da una tifoseria che non aveva mai smesso di considerarlo uno dei propri beniamini.
Il campo, quasi per rispettare il copione scritto dalla storia, consegna il palcoscenico proprio ai protagonisti di questa giornata speciale. Al 55′ è Kaká a sbloccare il risultato con una delle sue accelerazioni irresistibili. Nel finale arriva anche il raddoppio di Alexandre Pato, su assist dello stesso Kaka, il talento destinato a raccogliere idealmente l’eredità del fuoriclasse brasiliano.
Finisce 2-0 per il Milan. La classifica racconta di una vittoria prestigiosa in trasferta. La memoria, invece, conserverà soprattutto le emozioni di un pomeriggio che segna il passaggio di consegne tra passato, presente e futuro. L’addio di Maldini, la partenza di Ancelotti e quella ormai imminente di Kaká chiudono definitivamente uno dei capitoli più gloriosi della storia rossonera.
