È un’Italia disperata, umiliata ed arrabbiata quella che, al termine della Prima Guerra Mondiale, deve cercare di ritrovare una difficile normalità. Il conflitto ha lasciato ferite profonde, non solo materiali ma soprattutto umane e psicologiche. La popolazione, in particolare quella maschile duramente colpita dagli eventi bellici, sente il bisogno urgente di una ricostruzione morale oltre che economica. Tuttavia, la classe dirigente dell’epoca si dimostra spesso incapace di offrire risposte concrete, alimentando incertezza e tensioni sociali.
Nella complessità assoluta di questo contesto le idee sono poche e ben confuse. Non è il caso di Benito Mussolini, che riesce a interpretare il desiderio diffuso di ordine e stabilità. Il suo messaggio, pur caratterizzato da metodi discussi e controversi, incontra il consenso di una parte crescente della popolazione – spesso ai margini della società – italiana, aprendo la strada a profondi cambiamenti politici e sociali.
La stabilità imposta dal nuovo regime finisce per coinvolgere ogni ambito della vita nazionale, incluso il mondo dello sport e del calcio italiano, uscito profondamente segnato dalla guerra. In pochi anni, grazie anche alle riforme volute dal potere centrale, il movimento calcistico conosce una fase di riorganizzazione e crescita, fino a diventare un vero e proprio punto di riferimento a livello internazionale.
Questo percorso storico ci porterà a rivivere gli eventi chiave tra il 1915 e il 1929, attraversando il difficile primo dopoguerra e arrivando alla decisiva Marcia su Roma del 28 ottobre 1922, evento simbolo dell’inizio di una nuova epoca per l’Italia e per il suo sport. Un periodo di trasformazioni profonde che segnerà per sempre la storia nazionale e quella calcistica.
La "meglio gioventù" dell'epoca parte per il fronte per combattere una guerra lunga e sanguinosa. Molti non sanno nemmeno il perché debbono confrontarsi quotidianamente con granate da evitare, con trincee da scavare e con fazzoletti di terra da conquistare dopo aver visto cadere l'amico o il compagno. Non bastasse devono anche fronteggiare il fuoco amico pronto ad annientare chi non dimostra coraggio in battaglia. In un contesto simile il calcio riesce a sopravvivere.
Terminato il conflitto, l'Italia si trova a fare i conti con una realtà ben diversa da quella prospettata al momento di intervenire nel 1915: la vittoria non sta portando ricchezza, ma debiti e malessere sociale: altro che campi resi rigogliosi dal sangue versato da individui al mondo solo perché nat! Per tutti, combattenti compresi, esiste solo miseria. C'è tuttavia una gran voglia di tornare a vivere e lo sport è un validissimo aiuto; saranno oltre 60 le compagini iscritte alla Prima Ca...
LE OLIMPIADI DI ANVERSA Non solo l'Italia vuole tornare alla normalità, ma anche il resto d'Europa e del mondo. L'Olimpiade belga è la giusta occasione per iniziare a mettere da parte i rancori di quattro anni di fuoco e di sangue.
L'Italia rivendica i territori della Dalmazia promessi prima dell'intervento, gli italiani rivendicano condizioni di vita accettabili e il mondo del calcio? Sembra riflettere le tensioni dei tempi, arrivando ad una clamorosa rottura nel giorno in cui viene presentata una proposta per fargli compiere un salto di qualità. È scissione!
La stagione propone due campionati: quello della Federazione, a cui prendono parte le squadre minori e quello autonomo delle società con protagonisti i sodalizi maggiori. Il mondo del calcio è devastato e, fortunatamente, sul far dell'estate viene trovato l'accordo, sancito dalla disputa della prima edizione della Coppa Italia.
Roma è invasa da migliaia di camicie nere che sfilano in parata, con aria minacciosa, sotto gli occhi di Re Vittorio Emanuele III, il quale conferisce mandato a Mussolini di formare il suo governo. Inizia il periodo più controverso del XX secolo italiano, ma l'ordine è ristabilito. Il mondo del calcio, nuovamente riunificato, ritrova il Genoa quale guida assoluta.
Soprannominato "il figlio di Dio", questo difensore è stato il primo fuoriclasse di nazionalità italiana e per molti giovani in cerca d'identità si è proposto anche come modello di vita.
È la stagione più lunga della storia del calcio italiano, destinata a concludersi mentre inizia quella successiva. In mezzo c'è una spedizione olimpica ed un'elezione politica destinata a cambiare la storia d'Italia.
Privo della selezione britannica, in quanto l'Inghilterra si è nuovamente rinchiusa nel suo "splendido isolamento," il torneo olimpico di calcio incorona l'Uruguay, con la nazionale azzurra ad un passo dalla zona medaglie.
C'è subito una novità in una delle stagioni più difficili dell'intera storia del calcio: il Genoa gioca con uno scudetto tricolore, simbolo della vittoria conquistata l'anno precedente, cucito sulle maglie. Questo mentre viene a galla il caso Matteotti, col regime fascista che rischia la caduta.
Polemiche, incidenti tra tifosi, invasioni di campo, decisioni prese e sconfessate, ingerenze esterne: in due mesi il mondo del calcio riesce a far intravvedere tutti i mali che, in futuro ne mineranno la credibilità. Le 5 finali tra Bologna e Genoarappresentano una delle pagine più tristi della lunga storia del footbal nostrano.
Mentre Bologna e Genoa procedono per polemiche e carte bollate e mentre lo sport festeggia Ottavio Bottecchia, per il secondo anno consecutivo trionfatore al tour de France, impazza il calcio mercato, con le squadre torinesi intente ad allestire organici in grado di portare lo scudetto sotto la Mole. Questo sarà anche l'ultimo campionato da pionieri: dall'anno successivo si parlerà di categoria nazionale.
Il primo campionato nazionale si conclude con un girone finale ad altissima tensione vinto dal Torino del favoloso trio Baloncieri, Libonatti, Rossetti, mentre il mondo dello sport perde misteriosamente l'asso del ciclismo Ottavio Bottecchia.
La stagione che porta alle Olimpiadi di Amsterdham si apre con lo scandalo Allemandi, il giocatore juventino pagato per perdere il derby nel girone finale. Al Torino viene levato il titolo conquistato l'anno precedente, ma i granata hanno risorse fisiche e morali per riprendersi quanto discutibilmente tolto loro.
L'Uruguay riconferma l'oro di Parigi, mentre il calcio italiano festeggia il primo grande traguardo della sua storia: la medaglia di bronzo.
Di lui si narra che possieda un tiro tanto potente da sfondare le reti; è Felice Virgilio Levratto, uno degli attaccanti più forti dell'epoca ed uno dei grandi protagonisti dei giochi olimpici del 1928.
Trentadue formazioni prendono parte al campionato dal quale scaturirà la prima serie A della storia del calcio italiano. Bologna e Torino dominano in lungo e in largo i rispettivi gironi, ma nella finalissima il successo arriderà agli emiliani.