LA CRISI DI CUBA E L’INCIDENTE DI ENRICO MATTEI

Su tutto questo, però, non c’è ne tempo e ne modo per riflettere in quanto, il giorno successivo l’intero pianeta è gettato nel panico: scoppia quella che passerà alla storia come la “Crisi di Cuba”.

Il Paese caraibico, attaccato militarmente l’anno precedente dagli Stati Uniti, ha chiesto protezione all’Unione Sovietica, della quale è alleato politico. Desiderosi

di mostrare al mondo occidentale tutta la loro forza militare, frutto dell’applicazione dell’ideologia comunista, i russi decidono di installare sull’isola del

Pacifico alcune basi missilistiche, mandando anche alcuni uomini con il compito d’istruire i locali alluso delle medesime. Da qualche giorno i satelliti spia

statunitensi hanno scoperto l’intera operazione. La reazione della Casa Bianca non si fa attendere: non potendo invadere militarmente Cuba alla luce anche dell’

insuccesso dell’anno precedente, Kennedy decide di attuare un blocco navale nella Baia dei Porci allo scopo di isolare Cuba e di impedire i rifornimenti dei materiali

necessari alla realizzazione delle basi. Naturalmente Mosca non rimane indifferente e minaccia esplicitamente la guerra qualora non venga tolto il blocco.

Il mondo è a conoscenza della potenza degli armamenti nucleari sovietici ed è altresì consapevole che un nuovo conflitto avrebbe comportato necessariamente l’uso di

simili armi con le quali l’intero pianeta sarebbe stato anientato. Parte una febbrile trattativa diplomatica per riportare tutti alla ragione che vede tra i

protagonisti anche Giovanni XXIII abile a dialogare con entrambi i contendenti. Gli Stati Uniti, per togliere lo sblocco, chiedono lo smantellamento delle basi

missilistiche. Sulle prime il Kremlino sembra acconsentire, ma successivamente rilancia chiedendo lo smantellamento delle basi missilistiche americane in Turchia. A

questo punto la situazione sembra precipitare definitivamente essendo fin troppo palese che Kennedy non può cedere su questo fronte per non mettere in discussione la

propria autorità agli occhi degli alleati.

E’ un week end di terrore quello che il mondo si prepara a vivere. Numerose sono le preghiere collettive per la pace: l’incubo di una nuova catastrofe è vicino!

In questo clima un altro fatto dai toni altrettanto funesti conquista le prime pagine dei giornali: il 27 ottobre in un incidente aereo muore Enrico Mattei, per anni l’uomo più potente d’Italia. Nato da una famiglia di umili origini, il padre era uno dei carabinieri che ha arrestato il celebre brigante Musolino nel 1901, inizia a lavorare a

soli 15 anni. A 19 è già direttore dell’azienda presso la quale è impiegato. Dopo la guerra, combattuta nelle file dei partigiani, Mattei si segnala per salvare la

fabbrica in cui è impiegato destinata alla sopressione. Da qui inizia la propria ascesa che lo porta a guidare l’intero settore energetico nazionale. La sua politica è

spregiudicata: tratta direttamente con Russia ed Iran allo scopo di spuntare prezzi migliori attirandosi le ire delle maggiori compagnie petrolifere mondiali. Mattei

ha molti nemici tant’è che l’aereo su cui viaggia viene sabotato, non si sa ancora da chi.

Il caso, però passa già in secondo piano il giorno successivo in quanto il mondo intero tira un sospiro di sollievo: infatti il 28 ottobre giunge la notizia che le due

superpotenze hanno trovato l’accordo che scongiura il conflitto bellico: l’Unione Sovietica smantellerà le basi missilistiche cubane sotto la supervisione dell’ONU,

mentre gli Stati Uniti si impegnano a discutere di una riduzione dei loro arsenali nucleari.

L’immagine internazionale di Kennedy e Krushev esce notevolmente rafforzata in quanto vengono visti come uomini di pace, mentre all’interno dei loro Stati si faranno

molti nemici.

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