TORINO IN PIAZZA: NUOVI INCIDENTI SINDACALI

Il ciclone scatenato dal fallimento cileno della nazionale di calcio perde quasi immediatamente la propria intensità, in quanto l’Italia sarà teatro di avvenimenti ben più gravi. L’argomento politico del momento è il centro-sinistra, ossia l’entrata dei socialisti nel governo, progetto al quale sta lavorando alacremente Amintore Fanfani. Naturalmente, come è sempre avvenuto in Italia quando si parla di cambiamenti epocali, l’opinione pubblica si divide in due correnti: i favorevoli convinti che un’apertura verso il mondo socialista sia ormai necessaria, i contrari che vedono ancora negli esponenti di esso i nemici da combattere. Non dimentichiamo che la scomunica pacelliana del 1949 ufficialmente è ancora valida. In questo contesto prendono posizione anche varie personalità del mondo politico ed economico: tra i favorevoli troviamo Vittorio Valletta, amministratore delegato della Fiat e grande artefice dell’espansione dell’azienda nel secondo dopoguerra. A riprova di ciò egli raggiunge un accordo sindacale con l’ala socialdemocratica della UIL. Questo scatena il risentimento della grande maggioranza degli operai i cui sindacati indicono uno sciopero generale di due giorni.

Il 7 luglio Torino sembra essere tornata indietro di quindici anni, ai tempi delle manifestazioni del 1948, quando l’adesione era pressoché totale. Il primo giorno tutto fila liscio ma il giorno successivo avviene il disastro: lo sciopero diventa ingovernabile pure dagli stessi sindacati promotori. Improvvisamente Piazza Statuto si trasforma in uno scenario di guerra, vengono disselciate tonnellate di cubetti di porfido scagliate contro la polizia non ancora intervenuta, la quale, naturalmente, si vede costretta a rispondere con cariche e caroselli per disperdere i manifestanti diventati aggressivi. Il bilancio degli incidenti è di molti feriti in entrambe le parti, 1141 manifestanti vengono arrestati e processati e 36 di loro saranno condannati a un anno di reclusione per il reato di “sovversione” contro lo Stato.

Contemporaneamente in Francia si corre il locale gran premio di Formula Uno, valido per il mondiale 1962. La gara si conclude col successo della Porsche di Dan Gurney, il primo per la casa tedesca, davanti alla Cooper di Tony Maggs e alla BRM del ritrovato Richie Ginther. Per la Ferrari la giornata è alquanto funesta, ma i principali rivali di Phil Hill non fanno meglio e, per quanto riguarda le prime posizioni, la classifica rimane invariata, eccezion fatta che per l’inserimento di Gurney nella lotta per il primato.

Le disavventure della rossa di Maranello non trovano spazio eccessivo, al contrario dei gravi atti di Torino. Immediatamente si punta il dito contro le forze di estrema sinistra ree di aver causatogli incidenti di Torino, ma nel volgere di qualche anno inizieranno a farsi strada loschi presagi: sembra che alla manifestazione abbiano partecipato alcuni provocatori assoldati dai servizi segreti, allo scopo di farla fallire nel sangue per mettere in evidenza l’impossibilità di accogliere le forze di sinistra in un probabile esecutivo.

Invece, se sulle prime il mondo sindacale esce con le ossa rotte da questi due giorni di sciopero, in seguito trarrà beneficio da questa esperienza in quanto inizia a comprendere l’importanza che può assumere nel mondo del lavoro la costituzione di una federazione per trattare uniti.

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