LA CATASTROFE DEL VAJONT

Il 9 ottobre è un mercoledì come tanti, con le famiglie che, dopo una giornata di lavoro, si ritrovano a cena, per poi sedersi davanti al televisore, oggetto ormai presente nella maggior parte delle case italiane. Il telegiornale, con gli avvenimenti del giorno (ed oggi ce ne sono stati di gravi), carosello e poi i bimbi a nanna! La serata è dedicata agli appassionati di calcio, in quanto la Rai manda in diretta il match di spareggio tra il grande Real Madrid e il Glasgow Rangers. Non fa eccezione nemmeno il paese di Longarone, amena località sita nelle montagne bellunesi diventata centro di riferimento di un comprensorio nel quale, ormai da un decennio, è presente una diga immensa che dovrebbe dare energia all’intera vallata.

La costruzione dell’opera ha sollevato molte polemiche in quanto, dagli studi effettuati da alcuni geologi della zona, risulta che le montagne circostanti sono formate da roccia estremamente friabile. Il lago è stato costruito ai piedi del Monte Toc (toc nel dialetto del luogo significa marcio). Alcuni smottamenti avvenuti mentre l’invaso veniva riempito sembrano dar ragione alle perizie. Si decide di collaudare la diga a pieno regime, per poi svuotarne una parte, in quanto, dopo una simulazione di un’eventuale frana effettuata in laboratorio, si comprende che l’acqua avrebbe tracimato devastando l’intera vallata, Longarone compresa. A nessuno, probabilmente, è venuto in mente che un sasso scagliato in un vaso pieno d’acqua la fa tracimare! Ottenuto il collaudo inizia l’opera di abbassamento del livello da m. 750 a 650. Qui, però, accade l’imprevisto: l’acqua è filtrata sotto la montagna staccandola dal terreno. Tuttavia la pressione esercitata da quella presente nell’invaso aveva evitato lo scivolamento del monte all’interno del lago artificiale.

Di tutto questo la maggior parte della popolazione è tenuta all’oscuro. Gli unici ad accorgersi di qualche problema (per usare un eufemismo) legato al terreno, sono i contadini del luogo che vedono le crepe sui campi, che sentono i terremoti e che vedono gli alberi camminare.

Quella sera del 9 ottobre Longarone è piena di gente che va a passeggio: i tecnici venuti da fuori per la diga hanno portato vita nella località montana chiamata la “piccola Milano”. I bar sono pieni di avventori in attesa della partita discutendo anche dei fatti accaduti a Roma la mattina precedente, mentre altra gente sta riposando. Alle 10 e 30 tutti sono presi dalla gara quando all’improvviso salta la corrente. Qualcuno maledice l’oste e qualcun altro guarda fuori e vede che il paese è tutto oscurato. Si vede arrivare dalla montagna una nuvola nera e un forte vento. Si pensa ad un gran temporale. Tutti corrono a casa, ma vengono investiti dal fortunale: non è un fortunale è la montagna che è precipitata nel lago facendo tracimare l’acqua che ha travolto gli argini. In breve Longarone viene sommersa. La marea di acqua e fango ha talmente tanta forza da arrampicarsi sulla montagna di fronte ritravolgendo la località. Erto, Casso, Longarone e molte altre località sono solamente un ricordo e 1989 persone hanno lasciato questo mondo. I colpevoli? Praticamente assolti! O quanto meno condannati a pene ridicole.

L’intera nazione si stringe attorno ai superstiti. I giornali e i telegiornali mandano immagini di morte e devastazione, utili a placare le polemiche successive ai fatti di Roma del mattino precedente. Non si può aprire nemmeno un dibattito riguardante le responsabilità di questa catastrofe:

Tuona Indro Montanelli dalle colonne del Corriere della Sera contro coloro rei di cercare la verità affinche tragedie simili non accadano più! Ma passeranno poco più di vent’anni e ci troveremo ancora a parlare di località sommerse da acqua e fango: Val di Stava 1985!

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