L’ABOLIZIONE DELL’INDICE DEI LIBRI

L’8 marzo, mentre si celebra l’ormai tradizionale “festa della donna” cade un’altra istituzione dai connotati medioevali. si tratta di una svolta epocale per la Chiesa cattolica: il 7 dicembre dell’anno precedente, papa Paolo Vi pubblica il nuovo statuto del Sant’Uffizio che annuncia l’abolizione del “Libro

dell’Indice dei libri proibiti”.
Iniziata questa pubblicazione subito dopo l’avvento della stampa, nel 1559 sotto Paolo IV Carafa, vi figuravano autori e opere denunciate dai vescovi all’inquisizione

come scandalose, pericolose o eretiche. Proibito dunque leggerle, possederle, diffonderle, onde incorrere in pene severe. Ogni tipografia per non correre rischi

richiedeva l’imprimatur ecclesiastico. Con la proclamazione del Regno d’Italia, il Vaticano si era limitato a pubblicare
ad uso e consumo dei cattolici un elenco degli autori e delle opere ritenute contrarie alla fede o alla morale.

Con il provvedimento in oggetto Paolo VI dispone che d’ora in avanti l’eventuale condanna delle pubblicazioni sia affidata in via ordinaria ai vescovi locali i quali

sono pero’ invitati a sentire prima gli autori.

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