ALLUVIONE DI FIRENZE 1966: IL DESTINO SI COMPIE

L’autunno, come si sa, è stagione di piogge, e quest’anno sembrano più intense del solito. In questi primi giorni di novembre il Paese è investito da una serie di perturbazioni che hanno preso di mira il nord Italia, ma soprattutto la Toscana. Tra ponti e festività, l’attività produttiva nel Paese si fermerà una settimana intera e così avverrà pure nella bella Firenze.
Nonostante il cadere copioso della pioggia, tutti invitano alla calma e continuano anche i preparativi per la celebrazione del 4 novembre, anniversario della Vittoria sulle truppe austro-tedesche nella I Guerra Mondiale. La sera del 3 i locali e i cinema fiorentini, così come quelli delle altre zone colpite, sono pieni di gente, pronta a tornarsene tranquillamente nelle case.

Nel frattempo aalcuni esponenti politici locali, fra cui il sindaco, sono impegnati in una cena di lavoro per tentare di dirimere le questioni che hanno portato alla

crisi della giunta comunale. Tuttavia, verso le 22, dal casentino e dal Mugello iniziano arrivare le prime notizie di esondazione dell’Arno. A mezzanotte il fiume

invade, interrompendole, l’autostrada del sole e la ferrovia e la piena punta su Firenze. Alle ore 3.00 del 4 novembre la nuova sede de La Nazione di via Paolieri cade

in uno stato di totale sorpresa per quanto sta succedendo. Franco Nencini telefona a Carlo Maggiorelli, 52 anni, che era addetto alla sorveglianza degli impianti

idrici dell’Anconella. Maggiorelli sta facendo il turno di notte e sta lavorando dalle ore 20.00 del 3 novembre. Nencini chiede all’uomo cosa stia succedendo.

Maggiorelli gli risponde che lì è un totale disastro, che stanno affogando tutti e che all’1.00 hanno dovuto bloccare i motori. Nencini lo esorta ad andarsene e a

mettersi in salvo finché è in tempo. Maggiorelli resiste dicendo di non poter abbandonare la sua postazione, anche perché forse non può più fuggire. Nencini insiste,

ma la telefonata viene interrotta dall’onda travolgente dell’Arno. Maggiorelli muore in diretta telefonica; verrà ritrovato due giorni dopo in un cunicolo ricoperto di

fango.

In realtà già dalle 2 il torrente Mugnone, affluente dell’Arno, ha rotto gli argini alle Cascine, allagando l’ippodromo e lo zoo, causando la morte di molti animali.

Mezz’ora dopo esplodono le fognature granducali, mentre l’Arno rompe gli argini nelle località di Rovezzano, Varlungo e San Salvi.

Alle 3 e 30, dopo la drammatica telefonata di Nencini, iniziano le richieste di soccorso al Ministero degli Interni, ma qui non si comprende la reale portata del

disastro.

A questo punto, nello spirito di far parlare i documenti, seguiamo l’evolversi della situazione, in questo drammatico 4 novembre, attraverso i dispacci rilasciati

all’epoca dall’Agenzia Ansa.

Il primo dispaccio arriva alle ore 03.48 e recita:

«La situazione in Toscana diventa sempre più grave. La pioggia non accenna a cessare e i corsi d’acqua, specialmente i più piccoli, sono notevolmente

ingrossati. In provincia di Firenze, è emergenza a Incisa Valdarno e negli altri centri in prossimità dell’Arno, nel quale confluiscono altri torrenti. Le acque hanno

invaso molte abitazioni».

ORE 06.51 (ib.) “L’Arno è straripato a Firenze poco prima delle ORE 5. Alle ORE 6 il fiume ha raggiunto i parapetti di tutti i ponti del centro città. Già dalle ORE 3

la corrente elettrica manca in molte zone”.

In realtà un minuto prima la piena ha allagato la biblioteca nazionale, ricca di documenti storici di valore assolutamente inestimabile, ma la portata di quanto sta

accadendo ancora non viene compresa da chi di dovere. Marcello Giannini, caporedattore della sede Rai fiorentina (allora in pieno centro storico, esattamente in piazza

Santa Maria Maggiore), chiama il direttore dell’azienda a Roma, ma la notizia non convince la sede centrale. Durante il suo giornale radio, allora, decide di calare il

microfono fuori dalla finestra per far sentire in diretta la furia dell’Arno che scorre tra le strade:

ORE 07.30 – (Ib.) “Piove da diciotto ore senza interruzione, tutti i corsi d’acqua si sono ingrossati”.

ORE 08.15 -(Ib.) “I quartieri periferici raggiunti per primi dalle acque dell’Arno, la gente comincia a lasciare le abitazioni, chi non ha fatto in tempo
sale ai piani superiori delle case”.

La gente pensa a mettersi in salvo dopo aver cercato di conservare gli oggetti. Tuttavia nessuno pensa a mettere in sicurezza gli animali nelle campagne. Migliaia di

capi di bestiame stanno andando incontro ad una fine atroce.

ORE 09.30 – (Ib.) “Le acque stanno invadendo il centro della città di Firenze”.

ORE 10.00 – (Ib.) La stessa Ansa è costretta a lasciare la sua sede in via Pucci. “Usiamo un ponte radio militare dal Comando Militare della regione in
piazza San Marco”

Intanto il sindaco Bargellini inizia a mandare a Roma richieste d’aiuto, mentre in via Scipione Ammirato, Firenze, esplode un deposito di carburante causando la morte

di un anziano.

ORE 12,20 – (Ib.) ” Firenze per ponte radio parla il sindaco: Fiorentini! In questo momento mi giunge la triste notizia: le acque sono arrivate in

piazza
del Duomo. In alcuni quartieri l’acqua è arrivata al primo piano. Invito tutti alla calma. Chi ha barche, canotti, battelli affluire in Palazzo Vecchio.

In realtà molti abitanti sono stati allertati dalle campane delle chiese, suonate a distesa da parroci pronti a reagire alla catastrofe. Contemporaneamente in via

Ghibellina la popolazione si impegna per salvare da morte sicura i detenuti del carcere delle Murate. E a Roma?

ORE 12.00 – (Ib.) “Il capo dello stato non sa ancora niente. È al milite ignoto a deporre una corona”.

ORE 12.00 – (Ib.) “Il presidente del consiglio Moro non sa ancora niente. È a Redipuglia”.

ORE 13.45 – (Ib.) “il capo dello stato è informato dall’agenzia Ansa. Appena informato ha pregato di farsi interprete della sua solidarietà” (Ib.0re 13.56)

Alle 14.30 le acque inondano il quartiere di San Martino di Campi Bisenzio. Nella zona di Brozzi e San Donnino, dove le case a schiera sono in buona parte basse e le

acque hanno raggiunto anche i sei metri, molte persone si salvano rompendo i muri divisori delle abitazioni per rifugiarsi nelle case più alte (in una casa di San

Donnino si ritrovano 56 persone in fuga). A San Donnino, alcuni allevatori della zona mettono in salvo le loro mucche al primo piano della locale Casa del Popolo: la

scena delle inconsuete ospiti nelle sale e nel balcone del circolo sarà ripresa dai mezzi di comunicazione e diverrà una delle più popolari e curiose dell’alluvione.

Finalmente da Roma qualcuno inizia a muoversi.

ORE 16.28 – (Ib.) “Il ministro del bilancio Pieraccini è partito da Roma alla volta di Firenze. Ma è costretto a fermarsi prima di Incisa Valdarno,

già allagata da un metro d’acqua.

ORE 17.56 -(Ib.) “L’aspetto della città è desolante. Firenze è un immenso lago che sta immergendosi nelle tenebre.

Mentre a Firenze e dintorni arrivano i primi soccorsi (da ricordare, oltre all’esercito ed ai vari corpi delle forze dell’ordine, giunti in numero insufficiente, i

coraggiosi bagnini della Versilia giunti con pattìni e gommoni) l’Arno prosegue la sua folle corsa, rompendo gli argini a Santa Maria a Monte e sommergendo

Castelfranco di Sotto e Santa Croce sull’Arno. Stesso copione a Pontedera mentre Pisa, miracolata, deve lamentare il crollo dello storico Ponte Solferino. Nelle stesse

ore, Grosseto viene sommersa dalle acque dell’Ombrone a causa delle intensissime piogge che si stavano verificando a monte e che hanno determinato l’ingrossamento del

fiume e di tutti i suoi affluenti.

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