IL TERREMOTO DEL BELICE

Terminato il girone d’andata, il calcio italiano si getta a capofitto nella volata che dovrebbe portare agli europei di giugno. Il calendario, nonostante la riduzione del campionato a 16 squadre, è intenso come non mai così ci si prepara a designare le quattro squadre che, terminata la massima rassegna continentale per nazioni, si contenderanno la Coppa Italia.

Riflessioni, aspettative e polemiche riguardanti la fase ascendente di questo campionato, passano immediatamente in secondo piano davanti alla gravità di quanto accade nel trapanese nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968. Un terremoto del 6,1 ° della scala Richter devasta la Sicilia occidentale, in particolare le località nella Valle del Belice. Di quanto accaduto giungono notizie frammentarie: si parla di qualche ferito e di alcune case danneggiate. I primi soccorritori trovano una situazione ben diversa: le povere case di tufo sono un ammasso di rovine, con le località difficili da raggiungere in quanto in molti punti il sisma ha risucchiato le strade. La situazione è tremenda, anche per la composizione della popolazione. Al momento risiedono in quelle zone quasi esclusivamente anziani, donne e bambini, in quantola maggior parte degli uomini è emigrata in cerca di lavoro. A rendere ancora più improbo il lavoro dei soccorritori, ci si mette il tempo: una pioggia insistente rende la zona un acquitrinio nel quale risulta praticamente impossibile lavorare.<

Sotto le macerie rimangono 370 persone, con un migliaio di feriti e circa 70.000 persone senza tetto.

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