CONSIDERAZIONI SUL CAMPIONATO ITALIANO DI CALCIO 1968-69

L’impresa della Fiorentina, formazione composta da giovani talenti, è senz’altro la nota più bella della stagione appena conclusa. Quello viola si è dimostrato un complesso davvero solido a dispetto della presunta poca esperienza dei propri componenti, che ha avuto in Giancarlo De Sisti il suo punto di riferimento in campo e in Bruno Pesaola l’alchimista abile nel trovare la formula vincente. Il tecnico italo-argentino è all’apice della propria carriera. Dopo lo scudetto sfiorato a Napoli, egli aggiunge anche questa impresa. Dopo quest’anno egli inizierà la propria discesa professionale, molto lenta in quanto legherà al proprio nome pure l’ultimo grande trofeo conquistato dal Bologna: la Coppa Italia del 1974.

La società viola, invece, si dimostrerà incapace di capitalizzare il grande successo ottenuto da una nidiata di giovani ai quali non è stata garantita la tranquillità

necessaria per aprire un lungo ciclo vincente.

Dietro Inter e Juventus non sono mai state in corsa, al contrario del Cagliari, splendido dominatore nel girone d’andata e del Milan, incapace di dare la zampata

decisiva nel momento giusto per centrare una storica doppietta scudetto-coppa dei campioni. Qualche elemento, come ad esempio Kurt Hamrin, giocatore ormai in là con

gli anni, non ha reso secondo le proprie possibilità e il Milan, nonostante la difesa granitica, ha pagato questo calo.

Il calcio saluta in modo burrascoso Omar Sivori che, dopo la maxi squalifica subita, ha deciso di appendere le scarpe al chiodo. Lo rivedremo in campo in un film di

Alberto Sordi, quando militerà nelle file del mitico “Borgorosso Footbal Club”.

In realtà continua il lento depauperamento tecnico del campionato italiano, ma grandi giocatori come Gianni Rivera, Sandro Mazzola, Mariolino Corso, Gigi Riva, e gli

emergenti Pietro Anastasi, Luciano Chiarugi, Giuseppe Savoldi, uniti ai giovani Claudio Sala e Paolino Pulici, che sul campo dell’Inter ha realizzato il primo dei suoi

innumerevoli gol, lo ritarderanno di qualche anno. Poi, quando alla fine degli anni settanta, anche loro intraprenderanno il viale del tramonto, la noia regnerà

sovrana negli stadi italiani!

PAGINA SUCCESSIVA PAGINA PRECEDENTE

Lascia un commento