LE SEMIFINALI DEL CAMPIONATO EUROPEO 1960 E I NUOVI INCIDENTI IN ITALIA

In questo clima risulta pragicamente impossibile occuparsi delle vicende calcistiche d’oltre confine, sebbene si tratti dell’epilogo del campionato europeo, ma tant’è il Dio Pallone non ha mai guardato niente e nessuno e mai lo farà. In questo pomeriggio la Jugoslavia compie l’impresa di sconfiggere i padroni di casa della Francia per 5 a 4 grazie ad una prova straripante del centravanti Jerkovic autore di una tripletta. Nell’altro incontro l’Unione Sovietica sconfigge per 2 a 0 la Cecoslovacchia fresca vincitrice dell’ultima edizione della Coppa Internazionale. In finale si troveranno i sovietici la cui forza fisica verrà opposta alla tecnica della Jugoslavia.

Continuano i disordini in Italia: il 6 luglio di rimando agli incidenti del giorno prima, a Roma non viene autorizzata una manifestazione anti-fascista, che tuttavia si svolge ugualmente. La polizia va alla carica per disperdere alcuni assembramenti che vogliono marciare sul Parlamento. Cariche, caroselli di camionette, barricate e bastonate che rispondono alle manganellate, fanno di Roma una città in guerra. Davanti al Parlamento le due fazioni malmenano i deputati, li schiaffeggiano, li bastonano. AUDISIO, LIZZADRI, G. BORGHESE fanno il loro ingresso alla Camera insanguinati e in modo anche grave. Ancora una volta le manifestazioni si estendono in altre città e aumenta la tensione.

Qui si legge che sono i ” comunisti contro le forze dell’ordine” e scatta l’allarme “è in atto una destabilizzazione ordita..”

Riemergono in molte citta’ i gruppi di partigiani, i comitati antifascisti vengono riorganizzati, e altrettanto fanno quelli della destra in un clima di imminente scontro fratricida fra italiani, ritornati ai tempi dell’8 settembre dove reciprocamente gli uni danno la caccia agli altri.

Sono passati quindici anni dalla fine della guerra e, nonostante il “miracolo economico”, si è quasi al punto di partenza sul piano politico e sociale. Reggio Emilia è teatro degli scontri più violenti, centinaia sono i feriti e cinque i morti, ma altri feriti si segnalano in altre città, a Parma, Modena, Napoli.

Alla Camera, quando giungono le notizie di questi disordini, si vuole sdrammatizzare e nello stesso tempo insistere con affrettate valutazioni, molto inquietanti del Ministro degli Interni SPATARO, che afferma:

e giustifica l’intervento della
sua polizia. TAMBRONI, il presidente del consiglio, afferma le stesse cose. Piu’ ragionevole il presidente del Senato MERZAGORA, che propone di tenere le forze di polizia in caserma e invita le organizzazioni sindacali a non fare scioperi, non lasciando libera una moltitudine di gente capace di provocare
incidenti. Ma non viene ascoltato e l’8 luglio lo sciopero generale proclamato dalla CGIL in tutta Italia, ingrossa le file delle manifestazioni e innescano altri incidenti a Palermo e a Catania dove negli scontri si contano altri centinaia di feriti e anche qui quattro morti.

Intanto Reggio Emilia sta preparandosi a onorare i suoi cinque morti con una manifestazione di cordoglio imponente; il clima è dunque già teso, ma con le notizie giunte dalla Sicilia la tensione sale ancora e sembra ormai precipitare in una situazione incontrollabile.

Il 9 luglio nella città emiliana 100.000 persone sfilano in una giornata plumbea e in silenzio davanti alle bare dei cinque caduti. Altrettanto avviene a Palermo e Catania. Sono sconvolti gli ex partigiani e sconvolti sono anche quelli appartenenti alla destra. Ci si interroga. Ma la riflessione non tocca gli esponenti politici responsabili di quanto sta accadendo.

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