ITALIA-JUGOSLAVIA 2-0: FINALMENTE È VITTORIA!

È innegabile! C’è delusione per il mancato successo della nazionale azzurra nella finale continentale per nazioni. C’è una ripetizione da giocare con un titolo ancora in ballo. Se sui giornali campeggiano i resoconti della partita, comprese le critiche per la condotta della gara, i tifosi attendono con impazienza la finale bis.

La domenica pomeriggio, gli stessi hanno la possibilità di stemperare l’attesa seguendo il Gran Premio del Belgio di Formula UNO che regala alla Ferrari un terzo posto con l’enfant du pays Jacky Icss. Dato il brutto momento della casa di Maranello si tratta certamente di un buon auspicio per la nazionale azzurra.

L’impegno è davvero temuto: la nazionale è reduce da due gare terminate ai supplementari nelle quali ha costantemente subito la maggiore fisicità degli avversari. Valcareggi, però, dimostra di non aver paura a cambiare gli uomini ed allora vara un undici nel quale ripropone Sandro Salvadore, Roberto Rosato, Sandro Mazzola, Giancarlo De Sisti e soprattutto “Gigi” Riva, rimessosi dal grave infortunio alla gamba. Sull’altro fronte, invece, il tecnico Mitic ripropone lo stesso undici di due giorni prima, con l’unica novità rappresentata dal ritorno in formazione della mezz’ala Ivica Osim.

277:
Roma (Stadio Olimpico) -lunedì, 10 giugno 1968 – ore 21,15

ITALIA – YUGOSLAVIA 2-0 (C.E.: finale – ripetizione)

RETI: 12′ Riva, 31′ Anastasi

ITALIA: Zoff (Napoli) 4, Burgnich (Inter) 24, Facchetti (Inter) 37 (cap.), Rosato (Milan) 16, Guarneri (Bologna) 21, Salvadore (Juventus) 30, Domenghini (Inter) 15, A. Mazzola (Inter) 31, Anastasi (Varese) 2,
De Sisti (Fiorentina) 3, Riva (Cagliari) 7. C.t.: F. Valcareggi.

YUGOSLAVIA: Pantelic, Fazlagic, M. Damjanovic, M. Pavlovic, B. Paunovic, Holcer, Acimovic, Trivic, Musemic, Hosic, Dzajic (cap.). C.T.: R. Mitic.

ARBITRO: Ortiz de Mendibil (Spagna).
I cambiamenti voluti da Valcareggi sortiscono gli effetti sperati! Lo schieramento di tre centrali a giostrare in varie posizioni può sembrare frutto di una mentalità eccessivamente difensivistica, ma ha dato solidità alla squadra. Valcareggi ha dimostrato di aver compreso la lezione subita due giorni prima, trovando le contromosse appropriate per contrastare la velocità jugoslava. Una mano, a dire il vero, gliel’ha data anche la cocciutaggine del suo collega il quale non ha saputo cambiare una formazione evidentemente logorata dalle battaglie precedenti. In verità non tutti dispongono di un organico che permete di lasciare in panchina gente come Riva e Mazzola e di rinunciare senza problemi ad un talento come Gianni Rivera!

L’Italia parte alla grande e domina. Questo è evidente sin dal calcio di inizio, con Mazzola che semina due uomini prima di sbagliare il passaggio al centro. L’imprecisione caratterizza l’intera partita dell’Italia: ma è una conseguenza del ritmo imposto dalla squadra alla partita. La storia della gara, però, non può risolversi semplicemente in quella di un gruppo di maratoneti vittoriosa su una squadra tecnicamente più valida: alcune delle giocate
degli italiani sono state assai più eccelse di qualunque altra azione della parte avversa, basti pensare ai diversi tunnel di Mazzola e Riva ai danni degli
jugoslavi.

Tirando le somme, è il ritorno di Riva a fare la differenza. Voglioso di tornare immediatamente sui suoi livelli, l’attaccante del Cagliari dà l’esempio a tutta la squadra: talvolta rude, talvolta astuto, ma mai sleale. Avrebbe dovuto segnare almeno una tripletta in questa partita, con un colpo di testa
finito di poco a lato, un altro colpo di testa su cui Pantelic compie un miracolo, e un tiro al volo alto a porta sguarnita, raccogliendo un pallone sfuggito al portiere avversario su un cross. Ma la marcatura di Riva alla fine giunge con il suo famoso sinistro, quando un tiro sbagliato di Domenghini si è trasformato in
un passaggio filtrante. Defilato, ma perfettamente in gioco, Riva si gira e infila il portiere con un rasoterra. La rete viene salutata da un grande scoppio di mortaretti.

Dal canto suo, Anastasi questa volta si muove meglio, con una partita tutta velocità e precisione. Mettendo palla a terra di petto dopo la torre di Riva, Anastasi colpisce al volo in spaccata: ma il tentativo esce di poco. Riva lo riprende duramente per l’errore (si è ancora sullo 0-0 al momento) ma
corre poi ad abbracciarlo, quando il giovane attaccante raccoglie un passaggio di De Sisti, alza il pallone e batte stupendamente al volo dal limite dell’area. Gioco, partita, incontro: a questo punto tutto è già concluso (e siamo solo al 31’ del primo tempo), perché dall’altra parte non vi è alcuna reazione. Dzajic è la grande delusione del match.
Tarcisio Burgnich, uno dei più grandi terzini destri della storia, non ha avuto problemi questa volta a marcarlo. Fazlagic si disimpegna bene come sempre, ma Acimovic non entra in partita.

Nel secondo tempo, Riva spreca le sue occasioni e Zoff è costretto a uno spettacolare tuffo: ma si tratta di accademia.
Alle ore 23 del 10 giugno l’incubo calcistico di una nazione è alle spalle! La tragedia di Superga, l’eliminazione di Belfast, le botte di Santiago del Cile e la vergogna di Sanderlan sono solamente brutti ricordi. Ora si è campioni d’Europa! Finalmente non si vive più di ricordi, risalenti a prima della guerra, esattamente ad un periodo che tutti vogliono assolutamente dimenticare. Ferruccio Valcareggi può finalmente oscurare l’immagine di Vittorio Pozzo, personaggio messo prematuramente da parte, e scomparso quest’anno tra l’indifferenza generale.

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