BRASILE-ITALIA 4-1 E I SEI MINUTI PIÙ DISCUSSI DELLA STORIA DEL CALCIO

Ora tutto èpronto per il gran finale che vede protagonista la nazionale azzurra. L’avversario è uno di quelli che fa tremare i polsi, ma i ragazzi portati da Valcareggi dispongono delle armi

per poter riuscire nell’impresa, soprattutto nell’organizzazione difensiva. Proprio su

questo punta Valcareggi il quale, sapendo di suscitare un mare di polemiche, decide di

lasciare in panchina Gianni Rivera.

Nel pomeriggio, intanto, si è corso il Gran Premio d’Olanda di Formula UNO, vinto dalla

Lotus guidata dall’austriaco Jochen Rind. Torna sul podio la Ferrari, terza col belga

Jackye Icss, seguito dallo svizzero Cley Regazzoni, il quale conquista i suoi primi punti

mondiali.

FINALE PRIMO POSTO
292: Città del Messico (Estadio Azteca) -domenica, 21 giugno 1970 – ore

12,00

BRASILE – ITALIA 4-1

RETI: 18′ Pelé, 37′ Boninsegna (IT), 66′ Gerson, 71′ Jairzinho, 86′ Carlos Alberto.

BRASILE: Felix, Carlos Alberto (cap.), Everaldo, Clodoaldo, Piazza, Brito, Jairzinho,

Gerson, Tostao, Pelé, Rivelino. C.T.. M. Zagalo.

ITALIA: Albertosi (Cagliari) 27, Burgnich (Inter) 39, Facchetti (Inter) 52 (cap.), M.

Bertini (Inter) 15 (74′ Juliano (Napoli) 15), Rosato
(Milan) 24, Cera (Cagliari) 8, Domenghini (Cagliari) 28, A. Mazzola
(Inter) 43, Boninsegna (Inter) 7 (84′ Rivera (Milan) 42), De Sisti (Fiorentina)

18, Riva (Cagliari) 22. C.T.: F. Valcareggi.

TERNA ARBITRALE: Glöckner (Germania Est); g.l.: Scheurer (Svizzera), Coerezza (Argentina).

SPETTATORI: 120.000

Dopo 18 minuti Pelè, grazie ad un magnifico colpo di testa, porta in

vantaggio la seleçao facendo presagire ad una larga vittoria. Gli azurri, però, hanno il

merito di non scomporsi e di tenere a freno la maggiore esuberanza dei sud americani

aspettando il momento buono per colpire. Questo arriva ad otto minuti dal termine della

prima frazione di gara quando Boninsegna, a suggello di un mondiale da favola, insacca il

gol del pareggio. Si va negli spogliatoi fiduciosi. A questo punto un’intera nazione

attende l’ingresso in campo di Rivera, l’uomo in grado di accendere la luce. Il secondo

tempo, però, conferma quanto ipotizzato alla vigilia da Mandelli: Valcareggi manda in

campo gli stessi undici uomini che hanno iniziato la partita. Il Brasile riprende a

macinare gioco e l’Italia non sembra in grado di rispondere agli assalti verde-oro. Tanta

superiorità si concretizza al 66’ quando Gerson, la meno splendente delle cinque stelle

della meravigliosa linea avanzata avversaria batte Albertosi. Senza più nulla da perdere,

tutti a questo punto scommettono sull’entrata in campo di Rivera ma … Dopo cinque minuti

Jairzinho brucia Facchetti e infila il gol del 3 a 1. Per l’ala brasiliana è il settimo

sigillo nel torneo e soprattutto è il record essendo andato a segno in tutte le partite.

Finalmente sulla panchina azzurra si muove qualcosa, ma non si tratta del cambio tanto

atteso: Valcareggi avvicenda l’esausto Bertini, sceso in campo in imperfette condizioni

fisiche, con Antonio Juliano. L’Italia non riesce a reagire, ormai la coppa è brasiliana a

meno di un miracolo. A sei minuti dal termine Valcareggi manda in campo Rivera, non si sa

se per propiziare qualche cosa di incredibile o per concedere un’inutile passerella

all’uomo che, dopo tutto, ha condotto la squadra in finale.
Nel periodo in cui l’uomo venuto da Alessandria è in campo si vede un altro gol, ma non è

quello tanto atteso che riaprirebbe il match; è quello che sancisce il trionfo brasiliano

realizzato dal capitano Carlos Alberto, valoroso terzino che si toglie la più bella

soddisfazione della carriera. Sul far della mezzanotte la televisione italiana manda

l’immagine della gioia dei brasiliani che alzano al cielo la Coppa Rimet contrapposta allo

scoramento degli azzurri.

Questa volta non ci sono feste, ma solamente un mare di polemiche sui sei minuti concessi

a Gianni Rivera. Manco a dirlo opinione pubblica e critica sono spaccate: i riveriani sono

inviperiti per il trattamento riservato al “pallone d’oro” considerando i sei minuti

concessi un’offesa alla classe e alla professionalità del giocatore. Gli altri, invece

vedono in Rivera l’uomo che, sulla scorta di una giocata, si è arrogato il diritto di

sentirsi indispensabile non garantendo la tranquillità necessaria per recuperare la

maratona di tre giorni prima affrontando al meglio l’incontro decisivo.

Quando la delegazione azzurra mette piede sul suolo italiano non ci sono applausi, ma

incredibilmente pomodori. Tutto sommato la gente comune non accetta di aver perso senza

giocare, e, probabilmente, in questo momento giocare avrebbe significato schierare Rivera.

Anni dopo Roberto Boninsegna, uno che, per militanza di club, in teoria dovrebbe

appartenere al club degli Interisti, affermerà in una trasmissione di una televisione

locale veronese che il rammarico più grande della sua splendida cariera è quello di aver

disputato la finale di Città del Messico senza Gianni Rivera.

Le motivazioni per le quali Valcareggi non ha utilizzato il forte regista rimangono

sostanzialmente un mistero in quanto il tecnico triestino non ha mai dato spiegazioni

esaustive, se non quella delle cattive condizioni fisiche di molti uomini chiave di

centrocampo e difesa che non avrebbero potuto lavorare per Rivera un’intera partita.

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