ITALIA-GERMANIA OVEST 4-3: IL MATCH DEL SECOLO

Ciò che rende affascinante ed unico lo sport è il non sapere come andrà a finire l’avvenimento che ci si accinge a seguire, per quanto atteso esso sia. Talvolta capita di assistere inconsapevolmente ad imprese irripetibili.


È un caldo mercoledì di giugno e gli italiani sono reduci da una giornata di lavoro. Il telegiornale ha trattato argomenti ormai consueti: la battaglia in Abruzzo e Calabria per stabilire il capoluogo di regione, la difficile congiuntura economica, le ormai consuete rivendicazioni operaie e l’iter della legge sul divorzio che sta spaccando in due l’opinione pubblica. Terminato Carosello e messi a letto i bambini, alle 22 gli appassionati di calcio e non, sono davanti al televisore pronti a seguire un evento che il calcio italiano non vive da 32 anni.

Nonostante il grande secondo tempo disputato contro il Messico, Gianni rivera siede ancora in panchina e Valcareggi riconferma la solita formazione iniziale. Gli avversari degli azzurri presentano la novità Grabowski che, finalmente, trova un posto da titolare.
291: Città del messico (Estadio Azteca) -mercoledì 17 giugno 1970 – ore 22,00

ITALIA – GERMANIA OVEST 4-3 d.t.s. (SEMIFINALE)

RETI: 8′ Boninsegna, 90′ Schnellinger (GE), 94′ G. Müller (GE), 98′ Burgnich, 104′ Riva, 110′ G. Müller (GE), 111′ Rivera.

ITALIA: Albertosi (Cagliari) 26, Burgnich (Inter) 38, Facchetti (Inter) 51 (cap.), M. Bertini (Inter) 14, Rosato (Milan) 23 (91′ Poletti (Torino) 5), Cera (Cagliari) 7, Domenghini (Cagliari) 27, A. Mazzola
(Inter) 42 (46′ Rivera (Milan) 41), Boninsegna (Inter) 6, De Sisti (Fiorentina) 17, Riva (Cagliari) 21 – C.T.: F. Valcareggi.

GERMANIA OVEST: Maier, Vogts, Patzke (65′ Held), Beckenbauer, Schnellinger, Schulz, Grabowski, Seeler (cap.), G. Müller, Overath, Löhr (51′
Libuda) – C.T.: H. Schön.

TERNA ARBITRALE: Yamasaki (Messico); g.l.: Velasquez (Colombia), Hermazábal (Cile).

SPETTATORI: 103.000
I due giganti europei sono pronti a contendersi il posto in finale contro la vincente del match tutto sudamericano tra Brasile e Uruguay , iniziato in contemporanea a Guadalajara. All’inizio della partita, schiacciate dalla posta in gioco e dalla calura opprimente del nuovissimo e maestoso Stadio Azteca di Città del Messico, entrambe le squadre rimangono corte, accontentandosi di prender confidenza con la partita senza troppi problemi. Tanta calma sembra pervadere gli spettatori. Persino il pallone sembra adeguarsi, tanto che Sepp Maier ne chiede immediatamente la sostituzione.

Il ritmo lento avvantaggia gli italiani abili a sorprendere la Germania Ovest capitanata dal “vecchio leone” Uwe Seeler. All’ottavo minuto Roberto Boninsegna spezza la difesa avversaria grazie ad un perfetto uno-due con Gigi Riva, per poi lasciar partire uno splendido tiro dai sedici metri che ipnotizza Sepp Maier rimasto immobile.

I tedeschi rispondono immediatamente: la minaccia più grave arriva dalla
stella Franz Beckenbauer, prima con un passaggio mancato di un soffio da Gerd Müller, poi con un’accelerazione di 40 metri interrotta da un dubbio intervento del capitano degli Azzurri Giacinto Facchetti.

Nonostante il dominio della nazionale tedesca nel primo tempo, gli italiani si difendono con ordine, respingendo gli assalti un po’
prevedibili di Seeler e Compagni. Alla tenera età di 34 anni, l’instancabile Seeler, alla sua quarta partecipazione ad un Mondiale, rappresenta la minaccia più consistente per gli azzurri avendo la meglio di testa sulla maggior parte dei calci piazzati. Poco alla volta il suo compagno di reparto, il temibile “Bomber” Müller, fa sentire la propria presenza nel cuore della difesa italiana. Prima
manca di poco il controllo di un cross a rientrare dell’onnipresente Wolfgang Overath, permettendo ad Albertosi di far suo il pallone. Il suo tiro dai
venti metri, appena due minuti più tardi (31′), obbliga il portiere del Cagliari ad una parata impegnativa. L’estremo difensore azzurro viene ben presto di nuovo chiamato in causa, questa volta perdeviare in calcio d’angolo un tiro ancora più bello di Jürgen Grabowski.

Il secondo tempo, aperto dall’usuale avvicendamento tra Mazzola e Rivera, mantiene lo stesso ritmo in crescendo. Seeler, avviato con un lancio intelligente dal “Kaiser”, perde un duello uno contro uno con Bertini
(50′), mentre a Grabowski si oppone Albertosi al 60′. Poi i tedeschi non riescono a trarre vantaggio da un retropassaggio errato del mediano interista. Sei minuti dopo Müller gli sottrae il pallone, Grabowski lo raccoglie servendolo ad Overath, ma il suo tiro rimbalza, a portiere battuto, contro la traversa.

A questo punto gli attacchi della Germania Ovest diventano furibondi. Tanto ardore, però, non porta ad alcun risultato. Al 67′ Beckenbauer parte all’attacco e viene atterrato da Pierluigi Cera. Rigore netto! E invece no; l’arbitro messicano Arturo Yamasaki ritiene il fallo essere stato commesso fuori area. Mentre i tedeschi furiosi si affollano intorno al direttore di gara,
Beckenbauer rimane a terra con la spalla destra lussata. Avendo già effettuato i suoi due cambi, il tecnico tedesco Helmut Schön deve tenere in campo il “Kaiser”.

La tensione cresce ad ogni secondo, Siegfried Held supera Albertosi con un pallonetto, ma vede Roberto Rosato salvare acrobaticamente sulla linea. Seeler
e poi Müller sprecano occasioni una dietro l’altra. Il tempo passa. Ancora pochi minuti e gli Azzurri uscirebbero vincitori e a porta inviolata. Proprio come già dimostrato contro l’Inghilterra
nei quarti di finale, Beckenbauer e compagni non conoscono però la parola “sconfitta”: nel recupero, dopo altre due occasioni sprecate davanti alla
porta italiana, il cross da sinistra dell’instancabile Grabowski viene raccolto all’altezza del dischetto dal difensore Karl Hainz Schnellinger. Albertosi
è battuto lasciando gli italiani di stucco. Il gol arriva proprio dall’uomo meno atteso. Le sue doti sono ben conosciute data la sua lunga permanenza in maglia rosso-nera, dove non ha certo brillato per le sue qualità di goleador. Inconsapevolmente l’ex giocatore del Colonia trasforma la partita da evento a leggenda. Sul far della mezzanotte una nazione è incollata ai teleschermi.

Beckenbauer apre i tempi supplementari entrando in campo con il braccio al collo, il che non gli impedisce di lanciarsi verso la porta ogni volta che ne ha l’occasione. Gli uomini di Helmut Schön adesso mordono il freno. Müller intercetta un retropassaggio di Poletti, subentrato al posto di Rosato e infila in rete un attimo prima che Albertosi riesca ad afferrarlo. I 100.000 tifosi ammassati nello stadio Azteca vanno in delirio. La gioia tedesca, però, dura poco. Dopo appena nove minuti dall’inizio dei supplementari Gianni Rivera, il “Golden Boy” del Milan, con un calcio di punizione su
fallo di Held offre il pallone al difensore Tarcisio Burgnich, in una delle sue rare sortite in avanti, che batte con facilità Maier dalla linea dei sei metri. I
campioni europei ristabiliscono la parità e appena prima di cambiare campo passano in vantaggio, quando il cross da sinistra di Angelo
Domenghini invita Gigi Riva ad avanzare e segnare. E’ il gol numero 22 di Gigi in appena 21 partite con la Nazionale.

Colpi di scena e ribaltamenti di fronte non diminuiscono nemmeno nel secondo tempo supplementare, nonostante il caldo e quasi due ore di battaglia nelle gambe. Il ritmo di gioco è forsennato ed entrambe le squadre
sembrano in grado di segnare ogni volta che attaccano. La Germania Ovest ben presto si riporta sul 3-3 quando un altro colpo di testa di Seeler viene
raccolto dall’opportunista Müller che lo devia ancora in rete. Rivera, appostato sul palo più lontano, scuote la testa incredulo. Il grande Gerd ha appena infilato il suo decimo sigillo mondiale, mentre Beckenbauer, il volto contratto dal dolore, non riesce ad esultare eccessivamente. L’immagine rimasta nella storia, però, è la rabbia di Albertosi nei confronti della mezz’ala rossonera rea di non aver coperto a dovere il palo di propria competenza.

Probabilmente, però, il “Dio Pallone” deve aver deciso che gli italiani non siano destinati ad essere sconfitti da questo ennesimo ritorno tedesco. Quasi subito dopo la ripresa del gioco, Boninsegna lavora un buon
pallone sulla linea di fondo e lo passa all’indietro verso Rivera. Con una carezza il Pallone d’oro 1969 manda Maier da una parte e il pallone dall’altra, mettendo a segno il quinto gol di quei memorabili supplementari. Il regista del Milan, entrato solo dopo 46 minuti, dimostra qui di poter veramente formare
una buona coppia d’attacco con Riva, come parte dei tifosi chiedono dall’inizio del campionato.

A questo punto la partita raggiunge il suo climax. Dopo due faticosissime ore di gioco sotto il sole messicano, le due squadre esauste concludono la gara quasi al
rallentatore. Gli italiani, maestri nella melina, rimangono a terra dopo ogni contrasto, spediscono la palla sugli spalti e contestano tutte le decisioni
dell’arbitro. Al fischio finale tutti e 22 i giocatori si abbracciano e cadono a terra esausti. Sembra non importare più chi abbia vinto e chi abbia perso. La folla rimane ammirata in silenzio, sentendo senza dubbio il privilegio di aver assistito ad uno spettacolo indimenticabile.
Alle 00 e 30 ore italiane, nonostante la giornata feriale, in tutte le città del “Bel Paese” la gente scende in strada per festeggiare. Per una notte non ci sono più cattolici, comunisti, padroni, operai, ma solamente tanta gente che ha voglia di gioire per le imprese dei propri eroi.

PAGINA SUCCESSIVA PAGINA PRECEDENTE

Lascia un commento