L’ESILIO DI FIRENZE, IL ROCCO DIRETTORE TECNICO E … CIAO PARÓN!

Dopo il fallimento della stagione 1973-74 la dirigenza, in particolare nella persona di Albino Buticchi, decide di “voltare pagina” e chiama in panchina l’emergente Gustavo Giagnoni, reduce da tre ottime stagioni al Torino. Rocco accetta la proposta della Fiorentina, ricca di giovani talenti, tra i quali Giancarlo Antognoni, che tanto ricorda Gianni Rivera! I viola disputano un campionato mediocre, ma Rocco lascia comunque il segno conquistando la Coppa Italia proprio a spese del Milan.
Intanto l’ambiente meneghino è squassato dalla rivolta di Gianni Rivera, che voci vorrebbero scaricato da Buticchi al Torino in cambio di Claudio Sala; la stella milanista trova l’appoggio dei tifosi e di alcuni imprenditori “amici” che rilevano la società eleggendolo presidente. Rivera, naturalmente richiama Rocco il quale non può più svolgere il ruolo di allenatore per raggiunti limiti d’età. Come aveva fatto il suo grande amico Viani (el mona de Gipa) diventa direttore sportivo e mette in panchina un altro suo pupillo: Giovanni Trapattoni. Intanto Gigi Radice, altro suo “figlio”, vince lo scudetto sulla panchina del Torino e il Milan di Trapattoni giunge terzo al termine di un buon campionato. L’anno successivo Trapattoni va alla Juventus per iniziare un’autentica stagione di successi e al Milan arriva “Pippo” Marchioro reduce dal miracolo Cesena con il quale ha raggiunto un incredibile piazzamento UEFA.
Il tecnico non riesce a farsi capire, il rendimento della squadra è pessimo tanto che Rocco torna in panchina. Il Milan si salva e vince la Coppa Italia.
A questo punto Rocco rallenta i ritmi e svolge il compito di osservatore per il Milan. Alla guida tecnica dei rossoneri ritorna Niels Liedholm il quale prima porta la squadra al quarto posto e poi, nel 1978-79, la conduce in una stupenda cavalcata verso la stella. Nel frattempo il triestino inizia l’avventura da commentatore televisivo, affiancando “Beppe” Viola nell’analisi delle domeniche di campionato a “La Domenica Sportiva”, mettendo in mostra tutto il suo repertorio di umanità, schiettezza e buon senso.
A febbraio del 1979 il Milan è saldamente primo e non si vedono avversari. E’ l’anno buono per poter cucire sulle maglie il simbolo della gloria. Rocco, però, trova un avversario imbattibile: una terribile polmonite che gli impedirà di gioire della vittoria assieme al suo “Giani”. Per tutto il resto della stagione il Milan scenderà in campo col lutto al braccio, doveroso omaggio al vero maestro del calcio italiano, e, a chi scrive, poco importa se da lassù gli dirà

Gigi Radice, Giovanni Trapattoni, Cesare Maldini, Alberto Bigon, e non ultimo, anche se con lui ha trascorso solo un anno, Fabio Capello sono tutti figli suoi: allenatori che hanno vinto puntando sulla forza del gruppo, difendendolo sempre e comunque, perché i panni sporchi si lavano in casa.
Quanto ci manca uno come “El Paron”!

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