ALLA CONQUISTA DEL MONDO CON NEREO ROCCO

La famiglia Carraro acquista il Milan e in panchina ritorna Nereo Rocco. Per Rivera si apre il momento più bello della sua carriera. Il tecnico triestino costruisce una squadra fatta su misura per lui: d’ora in avanti l’alessandrino non deve più preoccuparsi della fase difensiva, ma di inventare il gioco, perché se Gianni è lucido crea, se crea lui si vince e quando si vince sono tutti contenti. Giovanni Lodetti, uno dei fidi scudieri di Rivera, dirà sempre di non avere mai corso per il compagno, ma per sè stesso, perché sapeva essere il suo interesse quello di tener fresco il suo capitano.

Con facilità quasi irrisoria il Milan diventa campione d’Italia nel 1968 conquistando anche la Coppa delle Coppe. Rivera è il faro di quella squadra e lo si attende nella fase finale dei Campionati Europei. Contro l’Unione Sovietica, però, il giocatore si infortuna assistendo da spettatore al trionfo degli uomini allenati da Valcareggi.

Il meccanismo perfetto costruito da Rocco miete successi e a Madrid l’Ajax dell’astro nascente Johann Cruijff viene annichilito. Rivera è la mente e Prati il braccio che trasforma in gol le sue invenzioni. Dai suoi piedi partono tutte e quattro le azioni che stendono gli olandesi. Conquistata la Coppa dei Campioni il Milan tenta l’assalto al tetto del mondo. In estate Kurt Hamrin ha lasciato il Milan che lo sostituisce con Nestor Combin, attaccante di origine argentina fuggito in Francia, nazione che gli ha dato la nazionalità. Forte del 3 a 0 conquistato a San Siro, il Milan vola a Buenos Aires, dove non deve affrontare una partita di calcio, bensì un’autentica battaglia. Calci, pugni, sputi accolgono i rosso-neri ed in mezzo a cotanto scempio del calcio Rivera, in barba ai detrattori che lo accusano di sparire quando si tratta di combattere, realizza il gol della certezza del successo. Non può alzare la Coppa: troppo pericoloso rimanere sul terreno di gioco per la cerimonia di consegna. Tutti negli spogliatoi, con gli imbarazzatissimi organizzatori che consegnano il trofeo ad un capitano costretto a guardare i medici intenti a suturare ferite e a ridurre fratture a setti nasali deviati. Lui, uscendo dagli schemi, sembra quasi voler gettar via quella coppa insanguinata. Altro che festa! C’è da pensare all’amico Combin trattenuto per una questione di diserzione militare! Il mondo, però, vede in Rivera un fuoriclasse e il giornale francese “France Footbal” gli tributa il massimo riconoscimento per un calciatore europeo: nel 1969 Rivera conquista il Pallone d’Oro, diventando il primo calciatore di origine italiana ad esserne insignito.

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