ARRIVANO I PRIMI TROFEI!

Nel 1960 inizia l’avventura in maglia rosso-nera. Il vecchio capitano Niels Liedholm, uno di quelli che era presente al provino del 1959 e che era rimasto incantato da tanta classe, lo prende immediatamente sotto la sua protezione, aiutandolo ad inserirsi in una realtà altrimenti più grande di lui. Fisicamente è gracile, con quelle spallucce spioventi, ma se gli occhi sono lo specchio dell’anima, questo ha davvero tanto da dare!

In quella squadra ci sono altri giovanotti tra i quali Giovanni Trapattoni, destinato a diventare il suo scudiero perché fin dall’inizio è chiaro che, se in avanti il ragazzo ha doti infinite: tecnica, fantasia, senso dei tempi ed un tiro niente male, quando si tratta di difendere le lacune sono evidenti. Il primo campionato si conclude colMilan al secondo posto.

Nel 1961 sulla panchina del Milan arriva Nereo Rocco, allenatore abituato a costruire compagini arcigne, che si dice non ami i giocatori che “tirano indietro la gambetta.” Per Rivera sembra non esserci spazio nel nuovo Milan, anche alla luce dell’arrivo dall’Inghilterra della stella Jimmy Greaves. La leggenda, tra l’altro, narra di una furibonda lite tra Rocco e Viani strenuamente contrario all’idea di mandare il gioiello un anno in prestito al Vicenza. Ancora una volta l’uomo di Nervesa della Battaglia ci ha visto giusto: il ragazzo segna 10 gol ed è uno dei protagonisti dell’ottavo scudetto milanista strappato all’Inter di Herrera.

Il conterraneo Giovanni Ferrari, mezz’ala anni trenta d’impareggiabile valore, lo vuole con sè nella spedizione azzurra in Cile facendolo esordire contro la Germania Occidentale. A 19 anni, per lui si prospetta un futuro da record con la maglia della nazionale.

L’anno successivo le cose in campionato non vanno altrettanto bene, ma in Coppa dei Campioni i rossoneri trionfano detronizzando il Benfica. Sul campo di Wembley Rivera diventa l’assoluto protagonista mandando due volte in rete Josè Altafini. È la propensione all’assist ciò che colpisce di questo giocatore, uno che come pochi altri sa mettere in condizione qualsiasi compagno di concludere a rete. Negli anni buoni giocatori diventeranno dei cecchini presso che infallibili: pensiamo ad Albertino Bigon, alle prime due stagioni in rossonero di Egidio Calloni o ad Aldo Maldera, diventato con lui un autentico terzino goleador. Quando si tratta di costruire il gioco, Rivera fa sempre la cosa giusta; le sue giocate, anche quelle più spettacolari – dribling e colpi di tacco – non sono mai fine a sè stesse. Il suo scopo non è quello di incantare le folle, ma di pporre le basi per far loro provare la gioia più grande che si può provare in uno stadio: il gol.

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