IL BRASILE CAMPIONE MONDIALE 1994

Il Brasile campione del mondo 1994 non rimarrà certamente nella memoria collettiva come una delle formazioni più forti e spettacolari nella storia del calcio, ma proprio per la razionalità del proprio gioco, concetto finora avulso nelle usanze auriverdi.


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Il 17 luglio del 1994 segna il compimento di un processo iniziato in modo traumatico poco più di dodici anni prima, con la sconfitta al mondiale spagnolo di una grande nazionale di fuoriclasse, impallinati dalla pragmaticità tattica di Enzo Bearzot e dalla fame di riscossa di Paolo Rossi, pronto a sfruttare ogni errore di una retroguardia non certo all’altezza di una squadra di vertice. Il piccolo Sarrià di Barcellona ha visto tramontare un’idea di calcio, per la quale la fase difensiva non era fondamentale. Ripartire non è stato semplice con un ambiente alquanto sfiduciato. Ci ha pensato lo stesso Telè Santana, il primo (naturalmente dopo Paulo Roberto Falcao, profetico alla vigilia) a comprendere la lezione impartitagli dagli azzurri. In Messico, nel mondiale 1986, i verde-oro sfoggiano una solidità arretrata inconsueta, vivendo delle grandi giocate del bomber Antonio Careca, supportato dai lampi di classe dei veterani Junior, Socrates, Junior e Zico, tutti reduci dall’esperienza nel campionato italiano. La Francia di Leroi Platini e tanta sfortuna hanno impedito a quella formazione di arrivare almeno tra le quattro grandi, uscendo ai calci di rigore, dopo un’intensissimo quarto di finale contro gli allora transalpini Campioni d’Europa in carica.
Il processo prosegue gli anni successivi con Sebastiao Lazaroni, ma i talenti veri iniziano a venir meno anche nel solitamente floridissimo panorama brasilero. In Italia si presenta una formazione dimessa, la quale, tuttavia, esce dopo una grande partita disputata contro l’Argentina, salvata per due volte dai montanti della porta dello stadio Delle Alpi di Torino, in un drammatico derby sudamericano valido per gli 8i di finale. La terza esclusione consecutiva dal podio mondiale pesa notevolmente nell’economia di un movimento che, a torto o a ragione, si riteneva all’avanguardia. Falcao, Luxemburgo provavano a far ripartire la nazionale, con scarsa fortuna. A questo punto la Federazione locale affida la panchina a Carlos Alberto Parreira, indimenticato terzino sinistro della nazionale che portava definitivamente la Coppa Rimet nel 1970, protagonista di una delle squadre più forti di tutti i tempi. Il nuovo tecnico ha il merito di stabilire delle gerarchie, ottimizzando al massimo il materiale umano a disposizione. Zetti e Tafarel sono portieri di grande affidabilità, così come i difensori Ricardo Rocha, Ricardo Gomes, Marcio Santos, Jorginho, Aldair e l’esperto Claudio Branco, laterale sinistro in nazionale dal 1986, ben conosciuto dal calcio italiano, prima come meteora nel Brescia, poi come punto di forza del Genoa di Osvaldo Bagnoli, capace prima di qualificarsi alla Coppa UEFA nella stagione 1990-91, per poi raggiungere la semifinale persa contro l’Ajax. A centrocampo Capitan Dunga, ripudiato dalla serie A italiana dopo sei stagioni vissute da buon attore protagonista è il punto di riferimento, costituendo una diga invalicabile a protezione della linea difensiva, assieme a Mauro Silva, mediano dotato di notevolissima forza fisica. Accanto a loro si alternano i vari Mazinho, Ray (famoso per essere il nipote del mitico Socrates) e Zinho


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Il Brasile 1994 vive sulle invenzioni della coppia d’attacco Romario-Bebeto, sulla carta una delle meno assortite che si possano immaginare. Fisicamente gracili, hanno l’indubbia capacità di dare del tu alla sfera, inventando le giocate necessarie ad accendere la fantasia dei tifosi, oltre che far ammattire i difensori avversari. Molte partite vengono risolte proprio in questo modo, con buona pace dei “Soloni” della tattica.
In rosa vi sono alcuni giovanotti destinati a far carriera, primo fra tutti il terzino Marcos Cafù, un laterale di difesa dotato di grandissime qualità atletiche, destinato ad imperversare sulla fascia destra per oltre un decennio, guadagnandosi l’appellativo di “pendolino”. In panchina siede invece il giovane Nazario da Lima “Ronaldo”, pronto a dimentare “fenomeno”.

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