L’ultima settimana di luglio, quella che precede l’inizio delle tradizionali ferie d’agosto (ancora un must per milioni di lavoratori italiani) inizia in modo dolce, grazie alla pioggia di medaglie del weekend. Su tutti, naturalmente prevale l’impresa di Jury Chechi, non fosse per la storia che l’ha preceduta.
Accanto ai successi, nei TG trovano spazio i grandi temi del momento. Desta sensazione il mancato rientro in Italia di Giuseppe Cammisa, uomo che potrebbe rivelare particolari decisivi riguardanti l’assassinio del giornalista Mauro Rostagno avvenuto nel 1988. Fanno altresì discutere le dichiarazioni di Bettino Craxi in merito al diritto di critica nei confronti dell’operato dei giudici. L’ex Presidente del Consiglio sottolinea il numero crescente di errori giudiziari e l’operato spesso ai limiti della legalità di parte della magistratura: una cattiva gestione di cui dovrebbe iniziare a rispondere davanti al popolo.
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Parole destinate a riaprire ferite quelle dell’uomo politico più in vista degli anni ottanta, mentre dall’altra parte del mondo la competizione prosegue.
L’Impresa di Paola Pezzo
Atlanta e gli Stati Uniti stanno cercando di lasciarsi alle spalle il trauma dell’attentato al Centennial Olympic Park, pur cercando di scoprirne autori e mandanti. I giochi intanto raccontano le proprie storie con discipline sempre nuove. È il caso della mountain-bike al suo esordio in una manifestazione a cinque cerchi.
In Italia è l’ora di cena quando al Georgia International Horse Park a Conyers prende il via la gara femminile di questa nuova forma del ciclismo. Trentun chilometri a quaranta gradi con un tasso d’umidità vicino al cento per cento aspettano le atlete, tra cui l’italiana Paola Pezzo. Classe 1969, da Bosco Chiesa Nuova in provincia di Verona, ha scoperto la bici dai copertoni spessi dopo essere stata una promessa dello sci. È stato amore a prima vista, tanto da aver conquistato già un titolo mondiale tre anni prima. Non è la grande favorita, ma sa di poter giocare le sue carte. Tuttavia la gara non parte nel migliore dei modi. Nel primo giro cade e successivamente accusa un problema meccanico che la costringe addirittura a percorrere la salita con la bici in spalla. Ripristinato il mezzo, abbassa la zip “avevo caldo cosa dovevo fare” dirà alla fine e parte indemoniata in una rimonta che ha dell’incredibile, per la gioia del popolo maschile mondiale. Ad una a una supera tutte le avversarie con una semplicità che appare disarmante. Le ultime due a cadere vittima della furia agonistica della bionda veronese sono la statunitense Susan Demattei e la canadese Alison Sydor, la favorita della vigilia. Arriva sola al traguardo. Ha il tempo di rialzare la zip, fare il segno della croce e dar sfogo alla gioia.
La stupenda vittoria di Paola Pezzo, décolleté compreso, è destinata a rimanere nella storia dello sport. La veronese, tra l’altro, darà grande seguito al trionfo americano anche negli anni a venire. Intanto, nella notte, il calcio torna protagonista con le semifinali.
Torneo Olimpico: Semifinali
Argentina – Portogallo 2-0 (XXIII Olimpiade, Semifinale)
Reti: 55′ e 61′ Crespo
Argentina: Cavallero, Ayala, Zanetti; Sensini, Chamot, Almeyda; Ortega, Morales (67′ G. Lopez), Crespo (78′ Gallardo), Bassedas(75’Simeone), C. Lopez.
Portogallo: Nuno Herlander, Rui Bento, Andrade (65′ Paulo Alves); Peixe, Rui Jorge, Beto (8′ Nuno Afonso); Afonso Martins (58′ Porfirio), Vidigal, Dominguez, Calado, Nuno Gomes.
Arbitro: Esfandiar Baharmast(USA)
Spettatori: 78.212.
L’Argentina è la prima finalista del Torneo Olimpico di calcio 1996. Dopo un primo tempo equilibrato, l'”albi-celeste” regola il Portogallo grazie alla doppietta del giovane Hernán Crespo. Soprannominato “Valdanito”, è una punta completa ben inserito in una nidiata di giovani promesse su cui il calcio argentino conta per rinverdire i fasti della nazionale che in otto anni ha conquistato due titoli mondiali. Spettatori interessati sono anche i tifosi del Parma, la società che lo ha ingaggiato per fare il salto di qualità.
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Il decolté di Paola Pezzo, donna d’oro della mountain bike italiana, è l’immagine lieta di questo ultimo giorno di luglio. Giornata estiva in cui la politica sembra non voler andar in vacanza. Sui giornali ferve la polemica riguardante il famoso “compromesso storico” con cui negli anni settanta l’allora Presidente DC Aldo Moro voleva coinvolgere il Partito Comunista Enrico Berlinguer nell’attività di governo. Non più sterile opposizione, ma appoggio esterno. Ad accendere la polemica sono state le dichiarazioni dell’intellettuale Flores D’Arcais che ha reputato un errore la scelta dell’allora Segretario PC, parole contro le quali Eugenio Scalfari, Giulio Andreotti e Mancino hanno espresso la loro posizione.
Intanto in parlamento si vota l’ennesima fiducia al Governo Prodi. Questa volta l’Esecutivo si conta per approvare la manovra anti-deficit, necessaria per proseguire la strada verso la moneta unica. Il provvedimento passa, ma rimarrà agli annali il duro scontro tra Ulivo e Polo, con la Lega Nord terza protagonista – in negativo -, tanto da costringere il Presidente dell’Assemblea ad espellere il leghista Michele Bampo.
Negli USA, invece, proseguono le indagini per far luce sull’attentato al Centennial Olympic Park di Atlanta. I media cominciano a guardare con sospetto Richard Jewell: da eroe a possibile sospettato per una profilazione dell’FBI. Secondo gli investigatori paleserebbe un «dinamitardo solitario» quale responsabile dell’attentato.
Naturalmente l’opinione pubblica si spacca di fronte ai clamorosi sviluppi delle indagini.
Intanto dai campi di gara giunge una piccola delusione per i colori azzurri. Alla nazionale femminile di basket, vice campione d’Europa in carica, non riesce l’accesso alla zona medaglie. Ancora una volta l’Ucraina ha la meglio su Pollini e compagne. E nella vicina città di Athens va in scena la seconda semifinale del torneo olimpico tra Brasile e Nigeria.
Torneo Olimpico Semifinali
Athens, Georgia – mercoledì 31 luglio 1996
NIGERIA -BRASILE 4-3 d.t.s. (XXXIII Olimpiade, Semifinale)
RETI: 1′ Flavio Conceicao (BR), 20′ aut. Roberto Carlos, 28′ Bebeto (BR), 38′ Flavio Conceicao (BR), 78′ Ikpeba 78′, 90′ e 94′ Kanu
NIGERIA: Dosu, Babayaro C., Obaraku(82′ Oruma); Lawal, Uche, West; Okocha, Amunike (45′ Ikpeba), Kanu, Babangida (67′ Fatusi), Amokachi.
BRASILE: Dida, Ze Maria, Roberto Carlos; Aldair, Flavio Conceicao, Ronaldo Guira; Amaral, Ze Elias, Bebeto, Juninho (67′ Rivaldo), Ronaldo (85′ Savio).
ARBITRO: Jose Garcia-Aranda(Spagna)
SPETTATORI: 78,587
Un’autentica battaglia è quella a cui i quasi ottantamila spettatori presenti sugli spalti dello stadio di Athens hanno la fortuna di assistere. Un autentico spot promozionale del calcio negli USA. Il Brasile parte forte ed, eccettuato lo svarione commesso da Roberto Carlos, sembra mettere in ghiaccio la qualificazione già alla fine del primo tempo. Molti giocatori nigeriani, però, sanno che solo il triplice fischio finale dell’arbitro sancisce vittorie e sconfitte. L’hanno imparato due anni prima proprio negli Stati Uniti, quando Roberto Baggio, proprio nei minuti finali, toglieva loro una storica vittoria apparsa certa fino a quel momento. E così a dodici minuti dal termine Ikpeba, in campo dalla fine del primo tempo, riapre improvvisamente i giochi e il giovane Kanu trova la rete del pareggio. Si va ai supplementari. Quattro giri di lancetta e l’ormai ex Ajax insacca la rete che chiude i giochi. È il golden goal che proietta la Nigeria in finale, gettando il Brasile nello sconforto. L’oro olimpico nel calcio rimane ancora una chimera per la seleçao.
Verso la finale
Agosto si apre con i Giochi di Atlanta ormai entrati nella loro fase conclusiva. In Italia, però, l’attualità continua a reclamare spazio accanto alle imprese sportive. Un reportage pubblicato dall'<i’Espresso accende i riflettori sulle condizioni di vita dei detenuti mafiosi rinchiusi nel carcere di massima sicurezza dell’Asinara, mentre dall’Indonesia giungono notizie di scontri e tensioni dopo la repressione di una manifestazione a favore di Megawati Sukarnoputri.
Ad Atlanta, invece, è ancora l’atletica leggera a regalare emozioni. Il 1º agosto Michael Johnson firma una delle imprese più straordinarie dell’intera storia olimpica. Lo statunitense domina i 200 metri in 19″32, migliorando di ben trentaquattro centesimi il record del mondo stabilito da Pietro Mennea a Città del Messico nel 1979. Un risultato che lascia senza parole tecnici, avversari e pubblico.
A tener banco sui giornali italiani, tuttavia, non è soltanto lo sport. Polemiche e divisioni accompagnano infatti la sentenza di non luogo a procedere nei confronti di Erich Priebke. Si riaprono ferite mai del tutto rimarginate e torna il dibattito sulla memoria storica del Paese, tra accuse di revisionismo e richiami alla necessità di non dimenticare.
Intanto il torneo olimpico di calcio assegna la medaglia di bronzo. C’è curiosità per vedere la reazione del Brasile dopo la clamorosa eliminazione subita ad opera della Nigeria.
Torneo Olimpico: Finale 3º Posto
BRASILE – PORTOGALLO 5-0 (XXXIII Olimpiade, finale 3º posto)
Reti: 4′ Ronaldo, 10′ Flavio Conceição, 46′, 53′ e 74′ Bebeto
Brasile: Dida, Zé Maria, Roberto Carlos; Aldair (80′ Narciso), Flavio Conceição, Ronaldo Guiaro; Amaral (84′ Marcelinho Paulista), Zé Elias, Bebeto, Juninho, Ronaldo (77′ Luizão).
Portogallo: Costinha, Peixe (56′ Rui Jorge), Capucho (46′ Afonso Martins); Rui Bento, Nuno Afonso, Vidigal; Calado, Kenedy, Dominguez, Dani, Paulo Alves (46′ Nuno Gomes).
Arbitro: Gamal Mahmoud El-Ghandour (Egitto)
Spettatori: 68.173.
Troppo Brasile per il giovane Portogallo. I verde-oro partono fortissimo e già dopo dieci minuti si trovano in vantaggio di due reti. Ad aprire le marcature è il giovane Ronaldo, già in procinto di diventare il “Fenomeno”, imitato poco dopo da Flavio Conceição, cervello e motore del centrocampo brasiliano.
Nella ripresa entra definitivamente in scena Bebeto. Il campione del mondo del 1994 mette la propria firma sulla medaglia di bronzo con una tripletta che chiude ogni discorso e trasforma la finale di consolazione in una passerella per il Brasile. Per il Portogallo, invece, resta comunque un torneo capace di lanciare una generazione destinata a far parlare di sé negli anni successivi.
La giornata regala all’Italia un’altra medaglia importante. Fiona May conquista l’argento nel salto in lungo al termine di una gara combattutissima. Per buona parte della competizione l’atleta azzurra accarezza persino il sogno dell’oro, ma deve infine arrendersi alla nigeriana Chioma Ajunwa. Rimane comunque una prestazione di altissimo livello.
In patria, intanto, la politica guarda già alle riforme istituzionali. Prende forma il progetto della Commissione Bicamerale per le riforme costituzionali, chiamata ad affrontare uno dei temi più dibattuti della seconda metà degli anni novanta.
Questo accade nella giornata che precede la chiusura del torneo di calcio. Di fronte Argentina e Nigeria, con in campo molti protagonisti della bella sfida di due anni prima ai mondiali USA.
Torneo Olimpico: Finale
Athens, Georgia – sabato 3 agosto 1996
NIGERIA – ARGENTINA 3-2 (XXXIII Olimpiade, Finale)
Reti: 3′ Claudio López (AR), 28′ Babayaro (NI), 50′ Crespo (AR) rig., 74′ Amokachi (NI), 90′ Amunike (NI)
Nigeria: Dosu, Obaraku (61′ Oruma), West; Okechukwu, Babayaro, Oliseh; Ikpeba (74′ Amunike), Okocha (59′ Lawal), Babangida, Kanu, Amokachi.
Argentina: Cavallero, Zanetti, Ayala; Sensini, Chamot, Bassedas; Almeyda, Ortega, Morales (58′ Simeone), Claudio López, Crespo.
Arbitro: Pierluigi Collina (Italia)
Spettatori: 86.100.
Se la semifinale contro il Brasile aveva stupito il mondo, la finale consacra definitivamente la Nigeria nella storia del calcio. L’Argentina parte meglio e passa in vantaggio dopo appena tre minuti grazie a Claudio López. I nigeriani reagiscono e trovano il pareggio con Babayaro, ma un rigore trasformato da Crespo sembra riportare la medaglia d’oro verso Buenos Aires.
La squadra africana, però, possiede ormai la convinzione delle grandi imprese. Amokachi firma il pareggio a un quarto d’ora dal termine e quando i supplementari sembrano inevitabili arriva la giocata destinata a entrare nella leggenda. A un minuto dal novantesimo Emmanuel Amunike si inserisce alle spalle della difesa argentina e realizza il gol del definitivo 3-2.
Per la prima volta una nazionale africana conquista la medaglia d’oro olimpica nel calcio. È una vittoria che va oltre il risultato sportivo e che contribuisce a cambiare la percezione del calcio del “continente nero” agli occhi del mondo.
Mentre il torneo olimpico di calcio consegna agli archivi una delle sue edizioni più spettacolari, Atlanta si avvia verso la cerimonia conclusiva. Nei giorni finali arrivano ancora soddisfazioni per i colori azzurri, soprattutto dalla canoa, disciplina capace di regalare un’autentica pioggia di medaglie. Antonio Rossi, Daniele Scarpa e per le donne Josepha Idem sono i protagonisti principali di un autentico miracolo azzurro.
Le ultime emozioni arrivano però dal volley. Il 4 agosto la nazionale italiana maschile vede sfumare il sogno dell’oro olimpico al termine di una delle partite più drammatiche della propria storia. Dopo oltre due ore e mezza di battaglia è l’Olanda ad imporsi 17-16 al tie-break. Una sconfitta dolorosa, ma anche una finale destinata a entrare nella leggenda della pallavolo mondiale. Al gruppo di Julio Velasco rimane il rammarico dell’unico obiettivo mancato: la medaglia d’oro olimpica. Una sconfitta che nulla toglie a chi, partito dal nulla, ha messo in fila titoli europei, titoli mondiali, ben due e world league, facendo del volley italiano il punto di riferimento dell’intero movimento planetario.
Così si chiudono le Olimpiadi di Atlanta 1996. Giochi controversi, segnati dall’attentato al Centennial Olympic Park e da un’organizzazione spesso criticata, ma capaci comunque di regalare pagine memorabili. Dall’oro di Jury Chechi alla favola di Paola Pezzo, passando per il record impossibile di Michael Johnson e l’impresa della Nigeria, Atlanta lascia in eredità immagini e storie che il tempo non ha cancellato.
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