L’estate del 1996 entra finalmente nel vivo. Chi può chiude la porta di casa e parte per le ferie, mentre chi rimane in città conta i giorni che lo separano dalla tanto attesa pausa. Le fabbriche rallentano, gli uffici si svuotano e il traffico si riversa sulle autostrade dirette verso il mare. Sotto gli ombrelloni si parla di tutto: dei successi appena conquistati alle Olimpiadi di Atlanta, delle nuove squadre nate da un mercato ancora aperto, delle amichevoli che ricominciano a riempire le pagine sportive e, naturalmente, dei fatti di cronaca che alimentano le chiacchiere da spiaggia.
Tra questi finisce inevitabilmente anche il movimentato episodio che vede protagonista Valerie Campbell, madre della celebre top model Naomi Campbell. Al Gilda on the Beach di Fregene, uno dei locali simbolo dell’estate romana, una discussione con la pubbliche relazioni Mirella Jovine degenera improvvisamente. Volano parole grosse, poi arriva persino uno spintone che spedisce la donna direttamente nella piscina, completamente vestita. L’episodio conquista le pagine della cronaca mondana e diventa uno degli argomenti più commentati tra lettini, cabine e stabilimenti balneari.
Il calcio, nel frattempo, ricomincia lentamente a riappropriarsi della scena. I ritmi sono ancora quelli della preparazione atletica, le gambe sono pesanti e i risultati contano relativamente. Eppure ogni uscita offre già qualche indicazione agli allenatori e alimenta speranze, entusiasmi o primi mugugni tra i tifosi.
Il 6 agosto, ad esempio, la Juventus campione d’Europa affronta in amichevole gli inglesi del Middlesbrough. L’attenzione, inevitabilmente, è tutta per Fabrizio Ravanelli, passato proprio durante l’estate alla formazione inglese dopo avere scritto pagine memorabili in bianconero, culminate con il trionfo nella finale di Champions League di Roma. L’abbraccio con i vecchi compagni precede una gara piacevole, conclusa con la vittoria juventina per 2-1, ma il risultato passa quasi in secondo piano rispetto alle emozioni del ritorno dell’indimenticato “Penna Bianca”.
L’estate italiana continua però a vivere anche di grandi appuntamenti sportivi lontani dai riflettori del calcio. L’8 agosto, sul ring di Lamezia Terme, Luigi Castiglione prova a conquistare il titolo mondiale WBU dei pesi mosca. Il pugile azzurro combatte con generosità ma deve arrendersi ai punti al thailandese Pisnurachan Sornpichai, che conserva così la cintura iridata.
Le dimissioni di Antonio Matarrese e il Gran Premio d’Ungheria
La prima domenica dopo la conclusione delle Olimpiadi di Atlanta porta invece una notizia destinata a chiudere un’epoca del calcio italiano. Dopo dieci anni Antonio Matarrese rassegna le dimissioni dalla presidenza della FIGC. Imprenditore barese, uomo di potere capace di attraversare gli anni d’oro del nostro calcio, Matarrese lascia una Federazione profondamente diversa da quella trovata nel 1987. Nel frattempo l’Italia ha organizzato Italia ’90, ha vissuto il dominio delle proprie squadre nelle coppe europee, ha visto esplodere il fenomeno dei diritti televisivi e accompagnato la Serie A nel periodo probabilmente più ricco e prestigioso della sua storia. Non sono mancate polemiche e contestazioni, ma il suo decennio rimane uno dei più significativi nella storia federale.
Le emozioni sportive della domenica si spostano poi all’, dove va in scena l’undicesima prova del Campionato del Mondo di Formula 1. Alla partenza Michael Schumacher difende con autorità la pole position, mentre alle sue spalle succede di tutto. Jacques Villeneuve supera il compagno di squadra Damon Hill, rallentato anche dalla brillante partenza di Jean Alesi. Il francese della Benetton resiste per diversi giri, consentendo ai primi due di prendere il largo.
La corsa cambia volto con la prima serie di soste ai box. Villeneuve riesce a mettere pressione a Schumacher e lo supera grazie alla migliore strategia della Williams, mentre Hill, liberatosi finalmente di Alesi dopo un errore del francese, inizia una rimonta impressionante fatta di giri veloci uno dopo l’altro. Alla seconda tornata di rifornimenti completa il sorpasso anche sulla Ferrari del tedesco e si lancia all’inseguimento del compagno di squadra.
Nel finale sembra poter accadere di tutto. Villeneuve amministra con sangue freddo anche un piccolo problema durante l’ultima sosta e conquista la sua terza vittoria stagionale davanti proprio a Hill. Schumacher, invece, vede sfumare ogni possibilità quando, a sette giri dalla conclusione, l’acceleratore della sua Ferrari rimane bloccato costringendolo al ritiro. A beneficiare dell’imprevisto è Alesi, che sale sul gradino più basso del podio dopo avere già visto il compagno Berger fermarsi per la rottura del motore.
L’ennesima domenica amara della Ferrari scatena inevitabilmente la delusione dei tifosi italiani. Rimane celebre l’immagine raccontata pochi giorni dopo da Giorgio Terruzzi: gli autisti dei quattro Tir incaricati di riportare a Maranello le monoposto vengono bersagliati d’insulti via CB dagli altri camionisti lungo l’autostrada. Un’immagine che racconta meglio di qualsiasi classifica quanto il Cavallino continui ad essere parte integrante dell’umore nazionale.
Nei giorni successivi il dibattito si sposta anche fuori dai campi sportivi. Fa discutere la proposta di consentire ai figli di portare il cognome della madre, tema che apre un interessante confronto sui diversi sistemi adottati nei vari Paesi europei. Un argomento destinato a riemergere ciclicamente anche negli anni a venire.
Intanto il Milan di Oscar Washington Tabárez vola ad Amsterdam per l’inaugurazione della nuovissima Amsterdam Arena. L’occasione è prestigiosa: rendere omaggio proprio all’Ajax, la società dalla quale i rossoneri hanno appena prelevato Edgar Davids e Michael Reiziger. Sul campo, però, gli olandesi devono inchinarsi. Il Milan si impone con un netto 3-0 grazie alle reti di Dejan Savicevic, Marco Simone e Demetrio Albertini. Più del risultato convince l’atteggiamento della squadra: organizzata, brillante e già sorprendentemente vicina alla migliore condizione. Il dopo Capello, almeno per il momento, sembra davvero essere iniziato con il piede giusto.
Ma questa serata rappresenta anche qualcosa di molto più importante di una semplice amichevole estiva. L’Amsterdam Arena, con i suoi oltre cinquantamila posti, il tetto retrattile e gli spazi commerciali integrati, diventa il simbolo di un calcio europeo che sta cambiando rapidamente. Sempre più grandi club investono in stadi di proprietà, moderni e multifunzionali, destinati a produrre ricavi durante tutto l’anno e non soltanto nei novanta minuti della partita. È una rivoluzione destinata a cambiare profondamente l’economia del pallone. In Italia, invece, quel modello appare ancora lontanissimo. Gli impianti continuano quasi ovunque a essere comunali, eredità soprattutto dei lavori realizzati in vista di Italia ’90, e pochi immaginano che proprio il ritardo infrastrutturale finirà negli anni successivi per diventare uno dei principali freni alla competitività del nostro calcio.
Pensioni e futuro
Ferragosto è ormai alle spalle. Le località di villeggiatura restano ancora affollate, ma l’estate comincia lentamente la sua parabola discendente. Tra una grigliata, un torneo di bocce e le immancabili partite a carte, gli italiani tornano ad interrogarsi anche sul proprio futuro. Accanto alle amichevoli che preparano la nuova stagione calcistica, trovano spazio dibattiti destinati a rimanere d’attualità per molti anni.
Uno riguarda il sistema previdenziale. I dati pubblicati in quei giorni raccontano un’Italia molto diversa da quella immaginata soltanto qualche decennio prima. Chi va in pensione non smette necessariamente di lavorare: continua infatti a svolgere un’attività il 13,9% delle persone comprese tra i 56 e i 69 anni, il 6,5% di chi ha tra i 70 e i 74 anni e perfino il 3,5% degli ultrasettantacinquenni. Parallelamente cresce senza sosta anche l’età media della popolazione. Nel 1961 gli ultrasessantacinquenni rappresentavano appena il nove per cento degli italiani; nel 1996 sono già saliti al sedici e le proiezioni indicano un continuo aumento negli anni successivi. È il primo vero segnale di quel progressivo invecchiamento della popolazione che diventerà uno dei grandi temi economici e sociali del nuovo millennio.
Intanto, lontano dai grandi dibattiti, il presente consegna allo sport italiano un volto nuovo. Il 18 agosto, sul circuito di Brno, un ragazzo di appena diciassette anni e mezzo conquista la sua prima vittoria nel Motomondiale classe 125. Si chiama Valentino Rossi, figlio d’arte, corre con l’Aprilia e, prima di salire sul podio, riceve dalla madre Stefania una raccomandazione tanto semplice quanto affettuosa: «Mi raccomando, comportati bene». Un consiglio destinato a diventare uno dei ricordi più teneri dell’inizio di una carriera che, almeno in quel momento, promette molto ma è ancora tutta da scrivere.
Verso l’inizio della stagione ufficiale 1996-97
Le giornate scorrono veloci. Con l’avvicinarsi della fine di agosto le aziende riaprono, il traffico torna ad aumentare e il calcio riprende lentamente possesso delle prime pagine. Prima, però, l’attualità continua a offrire spunti di discussione.
Fa parlare la proposta dell’economista Mario Deaglio, secondo il quale gli stipendi dovrebbero tenere maggiormente conto della situazione familiare dei lavoratori, premiando chi ha moglie e figli rispetto ai single. La tesi accende un vivace confronto tra economisti, sociologi e opinionisti, offrendo uno spaccato delle trasformazioni che stanno interessando la società italiana.
Il 21 agosto arriva anche una delle immagini simbolo del difficile cammino del Sudafrica verso la riconciliazione nazionale. Davanti alla Commissione per la Verità e la Riconciliazione, l’ex presidente Frederik Willem De Klerk riconosce ufficialmente le responsabilità del sistema di apartheid. Il percorso verso una memoria condivisa, tuttavia, si rivela molto più complesso del previsto. Le ferite accumulate in decenni di segregazione non possono rimarginarsi con una semplice dichiarazione, ma quel passaggio rappresenta comunque uno dei momenti più significativi del difficile processo di pacificazione avviato da Nelson Mandela.
Nello stesso giorno il Regno Unito guarda invece alla propria monarchia. Con la pubblicazione delle nuove lettere patenti, la regina Elisabetta II ridefinisce ufficialmente lo status di Diana Spencer e Sarah Ferguson dopo i rispettivi divorzi. Le due ex mogli dei principi Carlo e Andrea perdono il trattamento di Altezza Reale, pur conservando i titoli di Principessa del Galles e Duchessa di York. Una decisione destinata a far discutere ben oltre i confini britannici.
Anche la cronaca italiana continua a fotografare un Paese alle prese con problemi destinati a crescere negli anni successivi. A Novellara, nel Reggiano, don Luigi Brioni invita i fedeli a non consegnare più denaro ai mendicanti che sostano davanti alla chiesa. Il sacerdote racconta di avere visto alcuni di loro arrivare ogni mattina accompagnati da un’automobile di lusso e denuncia apertamente il rischio che dietro l’accattonaggio si nascondano organizzazioni ben strutturate. Il tema suscita un acceso dibattito e anticipa una questione che diventerà sempre più frequente nelle principali città italiane.
La sera, finalmente, torna protagonista il campo. A San Siro si disputa il tradizionale Trofeo Luigi Berlusconi, ormai diventato uno degli appuntamenti più prestigiosi dell’estate calcistica italiana. Davanti a oltre sessantamila spettatori, il Milan supera la Juventus grazie a una rete di Stefano Eranio a sette minuti dal termine. L’entusiasmo cresce rapidamente nell’ambiente rossonero: dopo l’ottima prova di Amsterdam arriva un’altra conferma e la Supercoppa Italiana contro la Fiorentina di Gabriel Batistuta sembra offrire già il primo banco di prova della nuova stagione.
Mentre il calcio alimenta speranze e illusioni, l’economia continua a preoccupare famiglie e imprese. Le banche applicano tassi sui prestiti che oscillano tra il 17 e il 19 per cento, mentre ottengono liquidità dalla Banca d’Italia a condizioni decisamente più favorevoli. Anche il governatore Carlo Azeglio Ciampi richiama pubblicamente gli istituti di credito, accusandoli di mantenere eccessivamente elevato il costo del denaro per cittadini e aziende.
Le pagine di costume, invece, seguono con curiosità l’ennesimo capitolo del rapporto tra Alba Parietti e Stefano Bonaga, personaggio schivo e lontano dai riflettori, diventato quasi celebre proprio per il suo ostinato rifiuto della notorietà.
Il 23 agosto, nelle pagine dedicate alla politica internazionale, compare anche una notizia destinata allora a passare quasi inosservata. Un ricco saudita, Osama bin Laden, diffonde un documento nel quale invita apertamente a colpire la presenza militare americana nei luoghi santi dell’Arabia Saudita. Pochi immaginano che quel nome, che al momento occupa soltanto poche righe sui giornali, segnerà profondamente gli anni a venire.
Nelle stesse ore, in Val di Susa, due bottiglie molotov vengono lanciate contro una trivella impegnata nei rilievi per la futura linea ferroviaria ad Alta Velocità. È uno dei primi episodi di violenza riconducibili alla protesta che, negli anni successivi, renderà il movimento No Tav uno dei fenomeni sociali e politici più discussi del Paese.
L’estate del 1996 volge ormai al termine. I ritiri stanno finendo, gli allenatori smettono di nascondersi dietro i carichi di lavoro e le amichevoli lasciano gradualmente spazio agli impegni ufficiali. Per tifosi, dirigenti e calciatori il tempo degli esperimenti è ormai scaduto.
Da domani si comincia a fare sul serio.