Storia del calcio e storia d'Italia:

PRIMA DEL GIOCO DEL CALCIO: Oltre 2000 ANNI DI PALLONE

Viaggio alla scoperta delle origini del calcio: dal ZuùChu cinese all'arpastum romano, fino alle prime partite di football inglese passando per il calcio fiorentino. 2000 anni di storia e pallone.

Alla ricerca delle origini del calcio

L’epoca prima di Cristo

Le prime tracce di un gioco con la palla, a cui si possano ricondurre le origini del calcio, risalgono alla Cina di circa 2600 anni prima di Cristo col Tsu-Chu. Non si tratta tuttavia di un semplice passatempo, in quanto viene usato come addestramento militare. I soldati calciano una palla di cuoio imbottita di piume cercando di farla passare dentro piccoli fori ricavati in un tessuto teso tra due pali. Un gioco di abilità e precisione, che richiede tecnica più che forza. Non a caso, il Tsu-Chu riceve presto l’apprezzamento della corte, diventando uno spettacolo che unisce competizione e ritualità.

Quasi in epoca contemporanea, in Giappone lo stesso spirito cerimoniale si ritrova nel Kemari; qui l’obiettivo non è vincere, ma collaborare: i giocatori, disposti in cerchio con abiti di corte, devono mantenere la palla in aria senza farla cadere. Il tono è quasi solenne, tanto che il Kemari si pratica nei templi shintoisti. Un contrasto affascinante con la durezza dei giochi occidentali: più armonia che scontro, più danza che sport.

Procedendo nella storia, scopriamo che pure i Greci conoscono un gioco simile: un bassorilievo ateniese del IV secolo a.C. raffigura un uomo che palleggia con la coscia. È l’episciro (o episkyros), giocato solo con i piedi, diverso dal pheninda che ammette l’uso delle mani e ricorda più il rugby. Persino Omero, nell’Odissea, descrive Nausicaa intenta a giocare con una palla sulla spiaggia.

Testimonianze simili arrivano anche dalla tradizione indiana.

Alla ricerca delle origini del calcio: L’epoca romana

I Romani, dal canto loro, amano l’harpastum. Si gioca con una sfera piccola, simile a quella dell’odierno rugby, su campi ridotti che costringono a movimenti rapidi e passaggi continui. Vince la squadra capace di mantenere il possesso il più a lungo possibile.

Il pubblico impazzisce per questo gioco: le cronache parlano di tifo acceso, cori e rivalità locali. Tuttavia non è solo divertimento: una squadra vincente diventa motivo di prestigio per la città. Ben presto il tifo viene sfruttato anche per fini politici. A Pompei, per esempio, alcune iscrizioni mostrano come ricchi mecenati sostenessero squadre locali per ottenere consenso elettorale.

Oltre i confini italici

Il gioco si diffonde grazie ai legionari romani, che lo portano nelle province dell’Impero. Nel 276 d.C. è documentata una partita in Britannia tra soldati romani e giovani locali. Vincono i Britanni, forti della loro esperienza con l’hurling, considerato da molti storici il vero antenato del calcio moderno. Non sempre, però, la “palla” è innocua: in alcune cronache si racconta di partite giocate con crani mozzati al posto della sfera.

Alla ricerca delle Origini del Calcio: Il Medioevo e il Calcio Storico

Il medioevo europeo conosce giochi estremamente violenti con la palla. In Inghilterra l’hurling mobilita interi villaggi, spesso trasformando la partita in una rissa. Non stupisce che i sovrani intervengano: Edoardo II proibisce il gioco nel 1314, Enrico V lo bandisce definitivamente nel 1388 definendolo “sport disonesto e ozioso”.

Nonostante i divieti, le varianti nazionali si diffondono: in Francia la soule, in Toscana il celebre calcio fiorentino, noto anche come florentinum arpastum. A Firenze intere contrade si affrontano con passione e aggressività. Le squadre sono composte da 27 giocatori divisi in ruoli che ricordano, per certi versi, le posizioni del calcio moderno, sebbene colpi vicini al pugilato siano contemplati dal regolamento.

Non mancano episodi di violenza e veri trattati sul gioco: Antonio Scaino e Giovanni de’ Bardi ci hanno lasciato testi fondamentali per comprendere il calcio rinascimentale, che aveva più punti in comune con il rugby che con il football di oggi.

Un parente stretto è il pallone col bracciale, variante molto diffusa nell’Italia rinascimentale e anch’essa testimoniata da Scaino.

Celebre rimane comunque la partita del 17 febbraio 1530, disputata in piazza Santa Croce durante l’assedio di Firenze. Mentre la città resiste agli imperiali, i fiorentini scendono lo stesso in campo, quasi a sfidare il nemico: “potete circondarci, ma non toglierci il nostro gioco”. È un gesto simbolico che rende questo sport leggenda.

Verso il football moderno

XVI – XVIII secolo

Tra Cinque e Settecento il gioco cambia volto. Shakespeare nel Re Lear definisce il football passatempo da “mascalzoni”, segno della sua fama poco nobile. Tuttavia, a poco a poco, vengono fissate regole precise: limiti al campo, rispetto dell’avversario, prime nozioni di cavalleria sportiva. Nel 1681 un match disputato davanti al re d’Inghilterra viene premiato come modello di lealtà.

Nel XVIII secolo emergono due visioni contrapposte: quella che vuole il solo uso dei piedi e quella che ammette anche le mani. Nascono così due percorsi destinati a separarsi: il rugby e il football.

Le università inglesi e la Football Association

Il regolamento “solo piedi” si afferma soprattutto nelle università. A Cambridge nel 1846 nasce il primo club di vero calcio moderno, seguito da molte altre scuole. Nel 1863, in una storica riunione alla Taverna Massonica di Londra, undici squadre fondano la Football Association, fissando le regole del gioco: campo, numero di giocatori, durata della partita, falli, punizioni e l’introduzione del ruolo del portiere.

Nascita delle leghe e del professionismo

Il calcio cresce a vista d’occhio. Nascono le prime leghe nazionali: Scozia (1871), Galles (1875), Irlanda (1880). Nel 1872 si gioca la prima finale di Coppa d’Inghilterra, con i Wanderers vittoriosi sugli Engineers davanti a duemila spettatori. In pochi anni, gli stadi arrivano a ospitare decine di migliaia di tifosi.

Nel 1885 si afferma il professionismo: i calciatori diventano lavoratori veri e propri, i club iniziano a vivere di incassi, scommesse e premi. Nel 1886 nasce l’International Board, incaricato di fissare e aggiornare le regole.

Nel 1891 viene calciato il primo rigore ufficiale della storia. Fino a questo momento i falli difensivi commessi vicino alla porta non avevano una sanzione adeguata e i falli si susseguono in modo quasi ossessivo. Naturalmente L’idea del penalty è accolta con diffidenza: molti lo considerano “un premio eccessivo”, quasi un affronto allo spirito del gioco. Comunque sia Joseph Health entra nella storia del calcio segnando il primo calcio di rigore in un match del campionato inglese. È l’inizio di un rito calcistico che da allora accompagna ogni generazione: spauracchio per ogni difensore da oltre centotrent’anni.

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